Limitazione utilizzo del contante. Quota 1.000 €

È ormai risaputo che il legislatore italiano è intervenuto in maniera profonda e sempre più frequente a riguardo dell’utilizzo del denaro contante nelle transazioni commerciali.
Ha suscitato infatti molto clamore e relative preoccupazioni da parte dei cittadini la nuova norma introdotta dal governo Monti che limita l’utilizzo di denaro contante alla soglia di 999,99 €.
Negli ultimi vent’anni il tetto massimo di utilizzo del contante per singola transazione è stato modificato sei volte, rispettivamente nel 1991, 2007, 2008, 2010 e 2011 (2 volte).
Come si nota dalle date, negli ultimi cinque anni le modifiche sono state ben cinque e hanno seguito un percorso certamente contrastante.
Riassumendo in breve, si ricorda come nel 2007 si sia abbassato il limite da 12.500 a 5.000 euro; nel 2008 si tornò al passato e si riportò il limite a 12.500 euro. In seguito, nel 2010 il confine è riportato a 5.000 €, passano pochi mesi e nel 2011 si assiste ad un doppio abbassamento, prima a 2.500 e in seguito agli attuali 999,99 euro.
Vediamo in dettaglio come in Italia si sia arrivati a stabilire tale limite e se questo susseguirsi di leggi sia più finalizzato a tracciare i pagamenti o i redditi, ossia se la vera lotta è contro il fenomeno del riciclaggio (come annunciato dal titolo della norma) oppure contro l’evasione fiscale.
Senza risalire alle leggi antiterrorismo, una delle prime norme disciplinanti i pagamenti in contante è la legge 197/91 che già nel titolo indicava la sua finalità: la prevenzione del fenomeno del riciclaggio.
Questa legge stabiliva il limite per le transazioni non tracciabili, ossia senza l’intermediazione di un istituto bancario, a 12.500 €.
Il termine cambiò sedici anni più tardi con la promulgazione del d.lgs. 231/07. Da questo momento inizia, di fatto, un periodo legislativo molto prolifico sul tema che, a oggi, non sembra ancora del tutto terminato.
Anche col decreto del 2007 come nel 1991 lo scopo che si era prefissato il legislatore è chiaramente indicato nel titolo della norma stessa: "la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminosa" e inoltre è aggiunto esplicitamente, rispetto alla norma del 1991, il contrasto al "finanziamento del terrorismo". Vi è quindi un duplice scopo, da una parte la lotta a fenomeno del riciclaggio e dall’altra il contrasto al terrorismo. Con l’entrata in vigore di questa norma sono posti limiti nettamente più stringenti rispetto al periodo precedente. Vengono vietate e sanzionate le transazioni in cui vi sia uno scambio in denaro contante superiore a 5.000 €, inoltre sono previsti specifici obblighi di segnalazione a carico di soggetti terzi, come ad esempio i commercialisti. Oltre a questa norma, è utile segnalare come già nel 2006 col cd. Decreto Visco-Bersani, erano entrati in vigore una serie di limiti all’utilizzo del contante a carico solo dei liberi professionisti, i quali erano tenuti a regolare i propri affari attraverso strumenti finanziari tracciabili e utilizzare il contante solo entro limiti ben più stringenti rispetto a quelli previsti dalla legge del 2007. Si pensi che a regime (dall’1 luglio 2008) un professionista avrebbe potuto riscuotere le proprie parcelle in contante solo se di un importo inferiore ai 100 €; tutte le parcelle d’importo superiore sarebbero dovute essere incassate mediante strumenti tracciabili (assegni, bonifici ecc).
A fine 2007 quindi era chiara la direzione che si era presa. Da una parte c’era il limite per i privati e le imprese dei 5.000 € dall’altra vi erano limiti ancora più stringenti per i professionisti.
Nel 2008 ci fu una vera e propria retromarcia sul tema. Difatti a fine giugno 2008 entrano in vigore una serie di rettifiche al d.lgs. 231/07. È innanzitutto rialzato a 12.500 € il limite per le transazioni fra privati. Inoltre sono stralciate gran parte delle limitazioni previste dal decreto Visco-Bersani a carico dei liberi professionisti di cui si è detto in precedenza.
I provvedimenti presi nel 2008 resistono per un paio d’anni, ma già nel 2010, con il dl 78/2010 chiamato "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica" viene abbassato nuovamente il limite all’utilizzo del contante. Il nuovo "tetto" è di 5.000 €. È interessante segnalare come In questo caso nel testo della norma per la prima volta vi sia un preciso riferimento al contrasto all’evasione fiscale oltre a quello della ormai "solita" lotta al riciclaggio e al terrorismo internazionale.
Nel 2011, dato l’acutizzarsi della crisi economica, vi è un’altra riduzione all’utilizzo del contante. Infatti, con il DL 138/2011 il limite diventa 2.500,00 €.
Nel 2011 come tutti sappiamo si è insediato a Palazzo Chigi un nuovo esecutivo il quale, fra i suoi primi atti di governo, ha ridotto per la seconda volta nel 2011 il limite di utilizzo del denaro contante a 999,99 €.
Facciamo un esempio per capire. Se si paga un bene o servizio per più di mille euro e il fatto viene scoperto dalla Guardia di Finanza, anche attraverso un semplice controllo dei registri contabili, l’operazione rimarrà valida ma sarà fatto un verbale e sarà emessa la multa che graverà su entrambe le parti, salvo che i funzionari del Ministero non decidano di far gravare interamente la sanzione sull’azienda/professionista concedendo una sorta di beneficio d’ignoranza della legge a carico del consumatore.
Dopo questo rapido excursus storico è evidente come negli ultimi anni la produzione normativa in materia sia stata molto frequente, quasi frenetica. Inoltre è chiaro che queste norme mirino più che altro al contrasto all’evasione fiscale più che alla lotta al terrorismo, sebbene sia innegabile che "incoraggiare" l’utilizzo di mezzi di pagamento tracciabili renda la vita difficile al fenomeno del riciclaggio. Se però il vero scopo fosse la lotta al riciclaggio o al terrorismo, non si capirebbe perché si potenzino gli strumenti di contrasto solo quando la crisi economica si acuisce e lo stato ha una forte necessità di fare cassa.
Per terminare, è certamente comprensibile che di fronte ad una possibile bancarotta nazionale il legislatore abbia cercato di fare cassa ponendo un serio freno all’evasione fiscale, ciò nonostante sarebbe preferibile che i provvedimenti che riguardano tutti i cittadini in maniera così incisiva fossero decisi con un minimo di lungimiranza e non aspettando di trovarsi di fronte ad un grave pericolo per cominciare ad agire.

di Matteo Pillon Storti [Visita la sua tesi »]

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