Romania. investimenti al bivio

Premessa. In Romania il settore delle imprese può essere diviso in tre gruppi: le imprese controllate da capitali esteri, le piccole e medie imprese (Pmi) locali, le imprese ereditate dal periodo comunista. Dopo una descrizione generale della struttura produttiva, si passerà all’analisi delle tre sezioni e delle opportunità che esse offrono agli investitori italiani. Le imprese controllate da capitali esteri verranno esaminate in una più ampia cornice riguardante vari aspetti degli Ide. Seguirà una descrizione del settore delle Pmi, e dei rapporti che le Pmi italiane possono stabilire con esse e con le autorità locali. Il settore delle imprese di stato ereditate dal periodo comunista verrà analizzato in relazione al processo di privatizzazione, fenomeno che in Romania è ancora in corso. Il paragrafo finale fornirà un quadro riassuntivo dei punti di forza e dei punti deboli della Romania, e delle opportunità e dei rischi per gli investitori italiani.



1. La struttura produttiva della Romania

1. Premessa. La struttura produttiva romena è cambiata molto dall’inizio della transizione a oggi.





2. L’agricoltura. La quota di reddito nazionale prodotto dall’industria e soprattutto dall’agricoltura è calata a favore della quota prodotta dal settore dei servizi (54,4 per cento nel 2002). Gli addetti all’agricoltura tuttavia sono aumentati perché questo settore ha in parte assorbito la manodopera che la ristrutturazione produttiva ha espulso dall’industria. Il settore agricolo è in crescita (la produzione è aumentata del 20 per cento nel 2001) ma le limitate possibilità di investimento degli agricoltori locali e l’eccessiva parcellizzazione dei terreni ne impediscono la crescita sostenuta. A causa di questi problemi il paese, costituito per il 62 per cento del suo territorio da aree agricole, registra disavanzi permanenti nei prodotti agricoli e alimentari.
E’ in corso un programma nazionale (cofinanziato dal fondo europeo Sapard) che mette a disposizione dell’agricoltura 256 milioni di euro. L’agenzia Sapard romena può usare i fondi per contribuire a progetti di investimento atti a sviluppare il settore agroalimentare secondo le norme e gli standard comunitari (acquis communautaire), potenziarne la competitività e favorire nuova occupazione. Fino all’agosto 2003 l’agenzia romena aveva approvato 518 progetti, che hanno comportato un finanziamento pubblico di 389,2 milioni di euro (292 dei quali forniti dal fondo Sapard). Nel 2003 lo stesso fondo ha finanziato la Romania con 162,2 milioni di euro.

3. I servizi. Il settore è in crescita sia come quota del Pil sia per numero di occupati; è il settore che si è maggiormente sviluppato durante la transizione, tuttavia esso è ancora molto in ritardo rispetto ai paesi più sviluppati, nonché agli altri Peco. Esistono delle potenzialità (i settori più promettenti sono quello turistico, quello dei servizi legati alle nuove tecnologie, i servizi finanziari e assicurativi e in generale la totalità dei servizi alle imprese e alle persone), ma la mancanza di capitale ha finora impedito la crescita qualitativa dei “prodotti”.

4. L’industria. Le imprese statali rappresentano ancora oggi una porzione rilevante della produzione industriale. I principali settori produttivi sono quello siderurgico, l’industria meccanica e metalmeccanica, il tessile e la chimica.




Dopo una forte caduta produttiva nel triennio 1990-1992, nel 1993 il settore ha attraversato una fase di crescita, che ha raggiunto il massimo nel 1995-1996. In questi anni sono stati particolarmente dinamici i settori esportatori: tessile e abbigliamento, cuoi e pelletterie, apparecchiature elettriche e elettroniche. Questi sono i settori produttivi in cui si concentrano gli Ide italiani, e proprio l’Italia è il primo partner commerciale della Romania: il paese importa dall’Italia semilavorati e esporta prodotti finiti proprio nei settori che hanno sostenuto la crescita della produzione industriale.
A causa di una politica economica non sempre coerente, di ritardi nelle riforme e nella ristrutturazione e di squilibri macroeconomici il triennio 1997-1999 ha registrato un calo della produzione (e un conseguente calo della quota del Pil prodotta dall’industria, cfr. Tab. 1). Il 2000 ha segnato l’avvio di una nuova ripresa, anch’essa legata ai settori esportatori nei quali la Romania è più competitiva: alimenti e bevande, tessili, pellami e calzature, macchinari e apparecchiature elettroniche. In tutti questi settori eccellono le Pmi. Anche la riforma dell’industria, coordinata dal Piano di politica industriale 2000-2004 ha l’obiettivo di migliorarne la competitività, accelerando la privatizzazione e sostenendo le Pmi.

5. L’edilizia. Il settore ha subìto nell’ultimo decennio un forte declino, ma presenta attualmente promettenti possibilità grazie sia al lungo periodo di stallo sia alla possibilità di finanziamenti internazionali per le infrastrutture (programma Ispa dell’Ue, finanziamenti della Banca mondiale). I settori più interessanti sono l’edilizia scolastica, residenziale e sanitaria e, naturalmente, le attrezzature turistiche e la rete stradale.

6. Distribuzione e specializzazione territoriale delle imprese. La distribuzione delle imprese mostra forti disparità territoriali. Un quinto del totale è concentrato nella zona di Bucarest e del suo hinterland (Ilfov); seguono le province di Constanza (sede di uno dei più grandi porti del paese) e Cluj (zona storicamente sviluppata e sotto l’influenza tedesca). Altre province industriali importanti sono Prahova, Timis e Brasov.





La specializzazione settoriale di alcuni delle principali province industriali del paese è la seguente:
· Bucarest: attività industriali molto diversificate, soprattutto meccanica e informatica;
· Constanza: costruzioni navali, industria chimica, tessile;
· Cluj: metallurgia ferrosa, meccanica, lavorazione del legname;
· Timis: industria tessile, meccanica, chimica, industria del vetro, porcellana, ceramica;
· Prahova: industria dei combustibili, meccanica, chimica e petrolchimica, carta e cellulosa;
· Brasov: metallurgia, meccanica, carta e cellulosa, chimica, tessile, legname, manifattura.

7. Il settore delle imprese. Il numero di imprese è in forte crescita e le imprese private, a capitale misto e le cooperative sono aumentate rapidamente nel corso dell’ultimo decennio.




Il tessuto produttivo romeno è costituito in prevalenza da Pmi: le piccole imprese a conduzione familiare e i lavoratori autonomi sono molto diffusi, e quasi la totalità delle imprese in attività (pubbliche e private) è media o piccola (sono circa 343 mila le Pmi in attività nel 2002). Il numero di imprese controllate da investitori esteri è cresciuto notevolmente nell’ultimo decennio, ma la quota sul totale è rimasta pressoché costante, minore del 10 per cento. E’ possibile prevedere un’ulteriore crescita del peso delle imprese a proprietà estera: tale tendenza è già emersa nel 2002, e al settembre 2003 la quota di imprese a proprietà estera ha raggiunto il 9 per cento del totale.




Al settembre 2003 erano censite nel registro commerciale nazionale circa 1.175.000 imprese. Più di un terzo opera nel commercio al dettaglio e in unità di riparazione dei beni per la casa e la persona. Il secondo settore per numero di imprese è il commercio all’ingrosso. Seguono altre attività commerciali, la manifattura di prodotti alimentari, le costruzioni e attività legate all’agricoltura. Anche tra le altre attività inferiori al 4 per cento del numero totale di imprese vi sono settori interessanti per gli investitori esteri: il trasporto, il settore alberghiero e della ristorazione, ma anche il settore dell’information technology ha delle potenzialità, soprattutto per il capitale umano.
Per gli investitori italiani i settori di maggiore interesse sono stati finora la lavorazione delle pelli, i prodotti tessili, i macchinari e la produzione di prodotti in legno.


Questo contributo è il sesto capitolo della ricerca "Assetto Produttivo, Competitività e Crescita nei Paesi in Transizione", cofinanziata dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione CRT, svolta dal CIRPET (Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Paesi Emergenti e in Transizione, C/o Dipartimento di Economia "S.Cognetti de Martiis" dell’Università di Torino, www.cirpet.unito.it, Direttore Prof. Carlo BOFFITO).
La ricerca è stata presentata dal Cirpet, dalla Camera di Commercio di Torino e dal Centro Estero delle Camere di Commercio Piemontesi al “Centro Congressi Torino Incontra” a Torino il 4 marzo 2005.

Per la consultazione integrale del testo si rimanda alla pagina della tesi di Marco Ranieri, sezione “Altri Documenti”.

di Marco Ranieri [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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