Siemens

Il gruppo Siemens è una delle più rilevanti realtà mondiali nei campi dell’elettronica e dell’elettrotecnica, forte di un secolo e mezzo di storia e di più di 130.000 miliardi di lire di fatturato145. Opera in oltre 190 paesi con organizzazioni di vendita ed in 50 con siti produttivi, contando complessivamente più di 400.000 collaboratori. Le attività in portafoglio sono distribuite nelle grandi aree di business dell’energia (produzione, trasmissione e distribuzione), dell’industria (automazione, installazione ed azionamenti, impianti e servizi tecnici, sistemi per la produzione e la logistica, gestione e manutenzione di edifici e complessi industriali), dell’information and communication technology (reti, prodotti e servizi nelle aree informatiche e di telecomunicazioni), dei trasporti (trasporti su rotaia e tecnica dell’auto), dell’ingegneria medicale (sistemi medicali per diagnostica e terapia), della componentistica (semiconduttori, componenti passivi e tubi elettronici, componenti elettromeccanici), dell’illuminazione (Osram), degli apparecchi domestici (BSH146), dei servizi finanziari (Siemens Financial Services). La Siemens AG (ovvero la casa madre tedesca) è definibile come una public company; solo la famiglia Siemens detiene una quota azionaria di poco superiore al 5%, ma non esercita più un ruolo attivo di influenza gestionale. Abbastanza diffuso è il fenomeno dell’azionariato fra i dipendenti, in particolare ovviamente nella realtà tedesca. Le azioni sono attualmente quotate a Francoforte, Londra, Parigi, Zurigo, Vienna, Amsterdam e Bruxelles.
La presenza Siemens in Italia risale al 1899; oggi il gruppo fattura 5.000 miliardi di lire e conta 8.000 dipendenti (destinati a passare, rispettivamente, a 8.000 e 14.000 in seguito al consolidamento delle attività Italtel acquisite147), dati che collocano il nostro paese al quarto posto per importanza nella geografia globale dell’impresa. Società di riferimento è Siemens S.p.A., operante commercialmente nei settori produzione, trasmissione e distribuzione energia, automazione ed azionamenti, impianti e servizi tecnici, sistemi per la produzione e la logistica, trasporti, tecnica dell’auto, sistemi medicali per diagnostica e terapia, semiconduttori, componenti passivi e tubi elettronici, componenti elettromeccanici. A questi si aggiungono le unità produttive di Cavenago Brianza (Milano) per l’industria, di San Piero a Grado e Fauglia (Pisa) per la tecnica dell’auto, di Casoria (Napoli), attraverso le società controllate Costelmar e Costruttori Associati Meridionali, per l’energia. Altre realtà di rilievo nel nostro paese sono Siemens Informatica (information technologies), Siemens Telematica (terminali e sistemi di telecomunicazione privata), Siemens Building Technologies (automazione degli edifici e sicurezza), Osram (illuminazione), BSH (apparecchi elettrodomestici), oltre alla neocostituita Siemens Information and Communication Networks; numerose sono le altre società controllate.
L’Economic Value Added è stato introdotto nel gruppo Siemens come misura di performance nell’Ottobre 1997, all’inizio cioè dell’anno fiscale 1997/1998. A partire dall’esercizio successivo, esso è diventato l’obbligatoria misura di riferimento e la grandezza intorno alla quale costruire un nuovo ed integrato sistema di management orientato al valore. L’implementazione è avvenuta con la collaborazione della Stern Stewart & Co. e si caratterizza quindi per la sostanziale aderenza a tutte le linee guida teoriche esposte precedentemente nel testo, nonché per la programmata estensione d’utilizzo dello strumento. Esso interessa infatti non solo i nuovi sistemi di reporting e di valutazione delle performance, ma anche i processi di gestione del portafoglio di attività, pianificazione e budgeting, le metodologie di capital budgeting (sia per gli investimenti in immobilizzazioni che le acquisizioni esterne), i sistemi di incentivazione. Il processo che sta riguardando l’impresa rappresenta quindi un riorientamento strategico ed operativo profondo e di grande interesse anche sotto il profilo culturale e di transizione organizzativa.
Il capitalismo tedesco, di cui la Siemens è uno dei protagonisti più di rilievo, ha sempre rappresentato un modello per certi versi antitetico a quello anglosassone, di cui l’EVAÔ riflette le logiche. La prevalente attenzione in quest’ultimo per la massimizzazione degli interessi degli shareholders si stempera nel grande sforzo di bilanciamento degli interessi dei diversi stakeholders propria del capitalismo renano e delle sue forme di cogestione148. Il ruolo chiave del mercato finanziario, non solo di finanziamento ma anche e soprattutto di disciplina delle scelte gestionali ed allocazione del controllo, caratteristico della realtà anglosassone, lascia tradizionalmente il posto alla prevalente importanza del sistema bancario ed alla scarsa contendibilità della proprietà149. Questa contrapposizione statica fra modelli di capitalismo non è però più sostenibile nel mutato contesto istituzionale e competitivo; per quanto ovviamente ogni sistema - paese mantenga le proprie peculiarità ed una diversa gamma di valori prevalenti condivisi, nessuna impresa aspirante al ruolo di global player può considerarsi immune dal processo di integrazione e “contaminazione” reciproca fra sistemi. La globalizzazione finanziaria ed il sempre maggiore attivismo e “potere contrattuale” dei grandi investitori istituzionali, che guidano il processo di allocazione delle risorse su scala mondiale, crea una pressione sempre più forte ed uniforme sulle imprese affinchè queste offrano rendimenti capaci di attrarre adeguatamente le risorse di cui necessitano. In questo senso, la logica del valore (con le sue categorie interpretative di natura finanziaria ed, in qualche modo, di matrice anglosassone) tende sempre più a trasformarsi da scelta a vincolo imposto dal nuovo contesto
competitivo. In passato, il gruppo Siemens disponeva di riserve di liquidità e di un autofinanziamento tali da renderlo relativamente indipendente dai mercati finanziari; ironicamente, era da alcuni definito come una grande banca con annessa un’appendice industriale. I grandi investimenti effettuati, in particolare le numerose ed onerose acquisizioni realizzate nell’ambito dell’espansione in Nord America, e quelli in prospettiva richiesti, per governare le sempre più intense dinamiche competitive, hanno fatto sostanzialmente venire meno questa autosufficienza e fatto emergere con forza la necessità di una maggiore aderenza alla disciplina ed alle logiche del mercato dei capitali150. La rinnovata grande attenzione all’andamento dei corsi borsistici è crucialmente legata al sempre maggiore utilizzo dei propri titoli come moneta di scambio nell’ambito delle acquisizioni; in quest’ottica si inserisce anche la programmata quotazione dei titoli a New York nel 2001 ed il relativo adeguamento degli standard contabili utilizzati agli U.S. G.A.A.P151. Infine, essendo una public company, la Siemens AG è anche, almeno teoricamente, esposta al rischio di scalate ostili; per quanto l’ipotesi possa apparire remota, le recenti vicende finanziarie riguardanti altri colossi industriali tedeschi hanno dimostrato come essa non sia più considerabile come impossibile.

di Stefano Ren [Visita la sua tesi »]

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