Solvay

La società Solvay prende il nome dal suo fondatore, Ernest Solvay. Ernest Solvay è stata una persona illustre. Fu inventore, industriale, senatore, ministro di Stato, dottore honoris causa all’Università Libera di Bruxelles e all’Università di Ginevra, socio corrispondente all’Istituto di Francia e dell’Accademia delle Scienze di Berlino. Con la sua determinazione, riuscì a creare “qualcosa” che non è finito con la sua scomparsa.
Ernest Solvay nasce il 16 Aprile 1838 a Rebeq-Rognon, in Belgio.
Studente diligente, dopo la scuola elementare, frequenta il collegio a Malonne, qui scoprirà la chimica, la sua grande passione. Purtroppo sarà costretto ad interrompere gli studi scolastici a causa di una pleurite, comunque continuerà a studiare da solo facendo attività di ricerca e abituandosi a contare solo sulla propria esperienza.
Significativo è il periodo in cui ricopre il ruolo di assistente delle zio, direttore di una fabbrica di gas a Bruxelles. Qui viene incaricato di studiare il problema del trattamento delle acque ammoniacali e ha la possibilità di acquisire conoscenze circa l’ammoniaca. Queste, insieme alle conoscenze sul sale acquisite dal padre, raffinatore di sale e commerciante, rappresentano le basi della sua vita di ricercatore e di inventore.
Nel 1860 diventa vicedirettore della fabbrica dello zio. La carica ricoperta lo impegna molto: si occupa della depurazione, del lavaggio del gas, dell’estrazione e della concentrazione delle acque ammoniacali, della separazione dei catrami, della regolarizzazione della pressione del gas. In fabbrica ha la possibilità di provare apparecchi nuovi e dare sfogo al suo genio inventivo continuando i suoi esperimenti e le sue ricerche chimiche. È proprio durante il lavoro quotidiano che ottiene il bicarbonato di sodio. Infatti, un giorno mentre pesta carbonato d’ammoniaca in un mortaio, vi versa dell’acqua salata invece che ordinaria, agita il liquido e nota che si condensa, avviene la reazione: ottiene precipitato bianco che appunto è bicarbonato di sodio. In questo, Ernest Solvay, intuì un processo industriale, attraverso l’uso delle acque ammoniacali si aveva ottenuto un sottoprodotto.
La soda allora costava 700 franchi a tonnellata, il suo prezzo poteva scendere fino a 175, o 150 franchi a condizione di recuperare tutta l’ammoniaca. Solvay si proponeva di estrarre questa ammoniaca con un metodo particolare. Il 15 Aprile 1861 decise di depositare il suo brevetto, il primo di una lunga serie, si intitolava “Fabbricazione industriale del carbonato di sodio a partire dal sale marino, dall’ammoniaca e dall’acido carbonico”.
La sua non era un’innovazione, ma i suoi predecessori erano falliti nel tentativo di industrializzare il processo. La Soc. Solvay & Cie nasce il 26 Dicembre 1863 sotto forma di accomandita. Il capitale è di 136000 franchi, di cui 34000 sotto forma di materiali, invenzioni e lavoro dei due fratelli Solvay, il capitale restante rappresenta l’apporto dei soci accomandanti, che in tutto erano sei, di cui tre membri del parlamento.
La prima fabbrica fu costruita in Belgio e precisamente a Couillet nel 1864. La scelta della sede dipendeva da molti fattori. Prima di tutto non allontanarsi dai soci accomandanti, che abitavano in Belgio; inoltre la zona era ricca di manodopera; la via fluviale, la Sambre, e la via ferrata erano utili per ricevere sale; infine nella zona era possibile rifornirsi di carbone, acqua ammoniacale e di carbonato di calcio. L’unico “difetto” di Couillet era la mancanza di un giacimento di sale, peraltro assente in tutto il Belgio. La fabbrica viene avviata verso il 1865. L’anno successivo è l’anno della svolta: sull’orlo del fallimento vengono racimolati ulteriori conferimenti, quanto basta per rinnovare la fiducia e continuare i progetti. Nonostante la situazione positiva, la fabbrica deve fare i conti con gli utilizzatori del processo Leblanc, i quali erano in grado di ottenere ottimi risultati. Intanto Solvay continua a lavorare perché il suo processo si diffonda il più possibile, per questo inventa la Colonna Solvay, uno strumento per migliorare il processo, che tuttora viene utilizzato nella maggior parte delle fabbriche di soda di tutto il mondo. Successivamente, per rendere la produzione meno costosa, Solvay mette in pratica degli apparecchi che consentono di ridurre di molto i tempi del processo. Il processo Solvay diventa vincente, la produzione aumenta e la fabbrica di Couillet si ingrandisce, è in questo contesto che Ernest Solvay comincia a pensare di trasformare la piccola società di provincia in un aperto gruppo internazionale.
Il processo Solvay aveva dimostrato la sua superiorità economica rispetto al processo Leblanc. La materia prima essenziale, il sale, era un prodotto a buon mercato, fatta eccezione per Couillet dove bisognava importarlo da lontano. Inoltre, il costo di trasporto della soda non consentiva di rifornire il mercato europeo, partendo da un solo punto di produzione. Occorre infine tener conto del protezionismo dei grandi paesi consumatori; la superiorità del processo Solvay non poteva essere pienamente valorizzata se non tramite la creazione di una rete europea di fabbriche di soda vicino ai giacimenti di sale e a una accettabile distanza dai mercati. Ernest Solvay prevedeva già la scomparsa a breve del processo Leblanc e voleva prepararla. Inizia così a realizzare fabbriche all’estero, laddove si trovano sale e calcare.
La prima fabbrica estera di Solvay viene impiantata nel 1874 a Dombaslesur- Meurthe in Lorena. Altre fabbriche vengono create in Gran Bretagna, Austria, Germania, Russia. L’amministrazione centrale comunque rimane a Bruxelles, questa è stata creata nel 1863, tuttora si trova nello stesso luogo e svolge le stesse funzioni di un tempo. Fin dall’inizio è stato il centro dinamico del gruppo, assicurando la raccolta dei dati provenienti dalle diverse unità di produzione, il loro trattamento e la loro diffusione a tutti i rami produttivi in un linguaggio comprensibile solo ai destinatari, perché il processo Solvay consisteva in una messa a punto originale ed efficace di reazioni chimiche ben note ed era illusorio contare unicamente sui brevetti per proteggere il know-how. Questa tecnica di segretezza era sta incoraggiata dallo stesso Ernest Solvay: i documenti erano illeggibili agli occhi dei non addetti ai lavori grazie alla sostituzione dei nomi degli apparecchi con sigle e all’utilizzo di unità di misura proprie alle sue fabbricazioni. Una tale politica ha consolidato l’unità del gruppo: i funzionari sentivano di far parte di una famiglia internazionale. Questa solidarietà non si era limitata ai servizi tecnici, ma si era diffusa alle altre direzioni ed ancora oggi è presente all’interno del gruppo dove è considerata un elemento naturale; questa ha fatto si che dall’esterno il gruppo venisse considerato come un organizzazione chiusa, anche se, la notevole quantità di informazioni che la società fornisce su se stessa contraddice l’antica chiusura.
Questo spirito metodico, riflessivo, attento si ritrova nella scelta dei luoghi in cui venivano impiantate le fabbriche. Solvay individua l’ubicazione più idonea per disporre di materie prime al prezzo migliore, si sposta o invia i suoi collaboratori nel luogo dove intende impiantarsi. Questo modo di operare verrà adottato anche dai discendenti di Solvay, mentre i suoi concorrenti non mostrano né questa audacia né questa mobilità. Intanto la guerra franco-tedesca del 1870 aveva ostacolato la costruzione della fabbrica di Verangéville-Dombasle, che verrà terminata nel 1874. Successivamente l’ampliamento della Soc. Solvay prosegue a ritmi serrati: nel 1888, anno in cui l’impresa festeggia i suoi 25 anni, l’organizzazione era composta da un’importante rete di fabbriche di soda presenti nei principali paesi industrializzati.

di Veronica Marroni [Visita la sua tesi »]

Condividi questa pagina