Il modello wollardista

Aumento della flessibilità nella produzione

I costruttori britannici di automobili, tra le due guerre, avevano bisogno di un modello di produzione che coniugava diversità e flessibilità, pertinente al contesto economico inglese dell’epoca, differente da quello americano. Il tutto senza ignorare alcune delle idee guida dei metodi tayloristi e fordisti. Il modello prende nome da Frank Wollard, ingegnere, direttore di produzione della Morris.

Wollard volle creare un modello più efficace di quello fordista in quanto il mercato inglese era più diversificato e limitato e perché i lavoratori rifiutavano la riduzione della loro autonomia e della loro competenza. Diversità e flessibilità della produzione, competenza e autonomia dei lavoratori, potevano quindi combinarsi organizzando proficuamente il lavoro in stazioni fisse o linee corte di fabbricazione o di montaggio, a patto di limitare le scorte e le manutenzioni richieste da tale organizzazione. L’innovazione consistette nel meccanizzare e sincronizzare il flusso dei componenti avviati verso le zone di lavorazione e il flusso del prodotto. La produzione era poco integrata e il sistema era assai flessibile quando si trattava di cambiare produzione; inoltre le fabbriche non erano specializzate in un solo modello. Gli industriali inglesi trovavano vantaggioso questo sistema poiché consentiva di ridurre fortemente il numero dei capisquadra, di limitare il livello di studio necessario e l’insieme delle norme da rispettare e di soddisfare la richiesta, da parte dei lavoratori, di maggiore autonomia.

La politica di prodotto dell’impresa wollardista fu quindi mirata a offrire dei modelli specifici, fabbricati in piccoli o medi numeri e rispondenti alla domanda di clientele segmentate socialmente ed economicamente. Tuttavia a partire dagli anni ’60 questo modello entrò in crisi e conobbe delle difficoltà che i costruttori non seppero fronteggiare poiché il contesto sociale ed economico era cambiato ed implicava un cambio di strategia. Fu così che molti costruttori allora abbracciarono in pieno le idee fordiste e tayloriste che, però, già si stavano rivelando inadatte all’evoluzione dei tempi.

di Vincenzo Elviretti [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

Condividi questa pagina