Serpone

La “Serpone e Co. srl” trae le sue origini da una discendente della nota famiglia Colonna che, nel 1820, iniziò con la realizzazione di ricami a mano.
Fu però il figlio, Vincenzo Serpone, che alla fine degli anni ’80, diede inizio vero e proprio all’attività imprenditoriale dando vita ad una sorta di impresa individuale dotata di una complessa struttura organizzativa.
La figura di Vincenzo è fondamentale, egli oltre a gestire l’impresa, riesce a trasferire la propria passione per l’arte( era un allievo del famoso pittore Toma) all’interno della propria azienda, dando sviluppo non solo al ricamo a mano che era ancora il “core” dell’attività, ma anche ad altre lavorazioni come le bandiere, i paramenti e gli arredi sacri.
Il laboratorio era sito nelle vicinanze del duomo di Napoli(in via Lucrezia D’Alagno) ed era composto da diversi reparti: c’era una officina per la lavorazione dei metalli, una sartoria per il ricamo a mano e una fonderia a terra grazie alla quale poteva realizzarsi il processo produttivo consistente nella fusione di argento e /o ottone che venivano successivamente versati negli appositi calchi dai quali si ricavavano i modelli grezzi da raffinare.
C’era un notevole accentramento produttivo, il lavoro era prevalentemente artigianale ed era svolto da parecchio personale; era presente, inoltre, anche la figura di una sorta di moderno designer che si occupava delle creazioni dei modelli di bandiere, ricami e paramenti sacri.
La grande intuizione che ebbe Vincenzo Serpone fu però relativa al campo commerciale: egli si rese conto della notevole diffusione territoriale sia degli uffici postali, presenti praticamente in ogni piccola cittadina, sia del forte radicamento delle parrocchie e sfruttando questo connubio si inventò la vendita per corrispondenza.
In altre parole, facendo leva sui rapporti instauratisi con le parrocchie, vennero queste utilizzate come strumenti propagandistici dei prodotti realizzati dalla sua impresa: il passaparola tra i prelati e da questi alle varie diocesi era un ottimo veicolo pubblicitario.
Per poi poter tecnicamente realizzare le vendite, ci si affidò al capillare radicamento degli uffici postali, grazie ai quali, da un lato era distribuita la merce anche a clienti più lontani geograficamente ed dall’altro, erano effettuati i relativi pagamenti; una curiosità della vicenda era proprio legata agli strumenti di pagamento che erano connotati da un alto livello cautelativo, maggiore di quello attuale.
Da Vincenzo Serpone discero poi quattro figli : Ruggiero che si occupava del lato artistico e dei rapporti con la clientela, Mario addetto alla gestione , Teresa ed Italia espertissime nel ricamo a mano in oro.
Durante la loro gestione non si registrò la stessa forza propulsiva del padre , l’azienda non trovò un nuovo sviluppo né particolari innovazioni tecnico organizzative: la cultura predominante era legata alla tradizione e non si pensò di allargare i propri orizzonti commerciali; i rapporti con l’estero erano occasionali e sporadici( a volte venivano collocati all’estero dei prodotti grazie agli uffici di qualche emigrante) e non frutti di una strategia mirata. In tutto questo, ovviamente non fu di aiuto l’avvento della Seconda Guerra mondiale, durante la quale andò distrutto lo stabilimento che fu successivamente ricostruito da Ruggiero, al quale fra l’altro spetta il merito di aver dato la spinta decisiva per dare all’impresa la forma giuridica della società a responsabilità limitata a pochi anni dalla creazione del nuovo codice civile.
Nonostante tutto però non si ebbe una regressione nella crescita aziendale: in questa fase rimasero costanti le quote di mercato acquisite nel corso degli anni, si radicò la propria posizione competitiva nel mercato di riferimento principale, costituito dal Sud Italia.
Dei quattro fratelli solo Ruggiero ebbe figli, otto, dei quali solo Vincenzo e Diego si sono occupati attivamente della società, il primo in qualità di amministratore, il secondo dal punto di vista tecnico date la sue elevatissime conoscenze sia in tema liturgico, sia in materia di restauro, opere d’arte, metalli, ottone, argento e ricami in oro. Un altro figlio, Mario intraprese l’attività di commercialista uscendo, di fatto dal vivo della gestione e fungendo da supporto esterno ai due fratelli.
Anche nel corso dell’amministrazione di questa generazione che si è praticamente protatta fino agli inizi del 1990, si riscontra una situazione pressoché identica a quella della precedente: mantenimento costante delle quote di mercato , obiettivi mirati quasi esclusivamente al mezzogiorno d’Italia , mancanza di una strategia di sviluppo sia nazionale che internazionale.

di Michele Mocerino [Visita la sua tesi »]

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