Sorin Biomedica

Nel 1985 alla Borsa di Milano viene quotato il 25% della società Sorin Biomedica, impresa attiva , sin dai primi anni ’60, nel settore delle tecnologie medicali, in particolare nella produzione di dispositivi impiantabili, ad alta tecnologia, per cardiologia e cardiochirurgia.
In realtà, questa operazione di quotazione nasconde dietro di sé una situazione di “urgente necessità di cassa” del gruppo FIAT, fino ad allora azionista totalitario. A distanza di breve tempo, poi, e cioè circa dopo un anno (1986), la quotazione della società nella Borsa di Milano è seguita dal trasferimento della partecipazione del 75% residuo ad una controllata del gruppo torinese, la Snia BDP, oggi Snia S.P.A.
Le vicende successive vedono, tuttavia, Sorin Biomedica assistere, pur mantenendo lo status di società quotata, ad operazioni avvenute essenzialmente sulla società controllante Snia. In particolare, è opportuno ricordare:
- la cessione totale della proprietà da parte del gruppo Fiat, nel giugno del 1998, al termine di un’offerta pubblica di vendita, che porta sul mercato il 55,8% del capitale detenuto da Fiat e Mediobanca186, al prezzo di 1,14€ per azione;
- la fusione per incorporazione della Sorin Biomedica nellacontrollante Snia;
- un nuovo assetto proprietario in Snia;
- il riassetto delle attività del gruppo.
Nel 1992, Sorin Biomedica acquisisce la Shiley, divisione Cardiovascular Devices del gruppo farmaceutico statunitense Pfizer, che comprende anche Dideco, società italiana leader europea nel comparto dei prodotti per la circolazione extracorporea e per l’autotrasfusione, e Stöckert, società leader mondiale nella produzione e distribuzione di macchine cuore – polmone, e le società ad esse facenti capo. Con queste acquisizioni Sorin Biomedica assume un profilo nettamente internazionale ed acquista una posizione di leadership europea, oltre ad una rete commerciale globale, forte in un mercato particolarmente redditizio quale il Giappone. In questi anni, tuttavia, è ancora piuttosto limitata la presenza dell’azienda nel mercato statunitense, che rimane il primo nel mondo nel settore delle tecnologie medicali. Nel 1996, viene poi avviato un progetto interno all’azienda, per lo sviluppo di una linea di prodotti per angioplastica coronaria (cateteri e stents), che subito si presenta come un business molto redditizio, a forte tasso di sviluppo e nel quale la Sorin Biomedica può far leva sulla cross – fertilization tecnologica, derivante dalla sua ventennale esperienza nel comparto della produzione delle valvole cardiache artificiali, ed in particolare nella tecnologia del Carbo Film™, con la commercializzazione del quale la Sorin riesce, in pochi anni, a guadagnare importanti quote di mercato. Nel 1997, viene ceduta l’attività di immunodiagnostica, il cui sviluppo avrebbe richiesto ingenti investimenti in ricerca & sviluppo, in modo tale da poter far fronte all’evoluzione tecnologica e che, peraltro, non aveva sviluppato alcuna sinergia188 con quello che dal 1992, con l’acquisizione della Shiley, era divenuto il “core business”, ovvero il Cardiovascular Medical Devices.
Nel maggio del 1999, la società acquisisce la Cobe Cardiovascular con sede a Denver, in Colorado, suo principale concorrente nel settore della cardiochirurgia. Questa operazione di acquisizione proietta la Sorin Biomedica nella posizione di leader mondiale per quel segmento di mercato, facendole acquisire una posizione di leadership anche a livello internazionale, ed in modo particolare sul mercato statunitense. Le attività ex – Shiley vengono trasferite a Denver e le reti commerciali di Cobe, Dideco e Sorin vengono fortemente razionalizzate. Ancora, nel marzo del 2000, viene realizzata un’operazione di fusione per incorporazione189 della società Sorin Biomedica in Snia S.P.A., con una contestuale revoca dalla quotazione delle azioni Sorin e l’emissione di nuove azioni Snia a favore degli azionisti ex – Sorin.
La Snia procede, quindi, attraverso tale tipo di operazione, a riorganizzare le proprie attività in business unit, ponendo a capo di ciascuna di esse una società capofila: è proprio in questi anni che la storia di Snia e Sorin si intreccia maggiormente, procedendo di pari passo all’incirca per un periodo di quattro anni, e cioè fin quando le due società non saranno interessate da una successiva operazione di scissione parziale proporzionale, di cui si parlerà tra breve.
La Sorin, tuttavia, non è stata l’unica società ad essere interessata dall’operazione di fusione: contestualmente alla Sorin, infatti, viene incorporata in Snia anche Caffaro190, società da tempo quotata sul listino milanese, già controllata da Snia ed operante nel settore chimico, oltre alle altre società “residuali”, anch’esse già da tempo controllate da Snia. In realtà, l’operazione di fusione per incorporazione ha rappresentato per la Snia una “azione propedeutica” alla semplificazione nell’attuazione della strategia di Gruppo, con l’obiettivo di eliminare le stratificazioni e le duplicazioni esistenti, secondo un percorso che peraltro la Snia aveva già da tempo intrapreso, a partire dal 1997, quando aveva proceduto all’incorporazione della Snia Fibre: in pratica, nei progetti della società, l’operazione di fusione per incorporazione dovrebbe garantire all’azienda la possibilità di gestire in maniera più agevole e diretta i flussi di cassa delle neo incorporate, eliminando così il divario temporale determinato tra la data di delibera e quella di pagamento dei dividendi che storicamente e periodicamente Sorin e Caffaro versavano alla controllante; di fatto, l’operazione di fusione si ricollega ad una strategia di riorganizzazione del Gruppo che va ben oltre un mero trasferimento finanziario di liquidità, tra le società interessate.

di Debora Di Luglio [Visita la sua tesi »]

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