Diamanti: un nuovo business al femminile

La fredda tundra canadese: terzo produttore mondiale, dopo il Botswana e la Russia

La società “Stornoway Diamond Corp", gestita da Eira Thomas e Catherine McLeod-Seltze, è la terza più grande compagnia di estrazione diamantifera del Canada.
Figlia di un geologo, ed emigrata con la famiglia dal Walles nel 1964, la sig.ra Thomas ha conosciuto fin da bambina il mondo della “miniera”, ed ha trasformata questa sua esperienza di vita in un lavoro, laureandosi dapprima in geologia all’Università di Toronto, e nel 1992, entrando a far parte della compagnia del padre, la “Aber Diamone Corp”.
A quel tempo l’Aber era una compagnia che commerciava esclusivamente in oro e minerali, ma su consiglio del padre Eira Thomas si diresse verso i terreni inesplorati e freddi del Nord del Continente, giungendo fino al Lago di Gras, un posto inospitale a 186 miglia da Yellowknife, dove riuscì a portare alla luce la miniera di Diavik, la seconda più grande del Canada, che, dal 2004, ha prodotto circa 8 milioni di carati di diamanti.
Catherine McLeod-Seltzer è cresciuta anche lei “nel mondo della miniera”, e dopo aver studiato “Business Administration”, ha iniziato a lavorare come brooker per le società che gestiscono le miniere del Sud America.
Le due donne si sono ritrovate insieme nel 2003, ed hanno creato la “Stonoway” (che prende il nome dal villaggio in Scozia da dove provengono i McLeod) assumendo l’incarico, rispettivamente, di presidente e di responsabile delle finanze.
La prima operazione è stata quella di acquisire nuove proprietà, e per far ciò hanno dovuto far fronte ad investimenti notevoli, usufruendo di capitali provenienti da diverse operazioni finanziarie, quali:

- 10 milioni di dollari da investitori privati;
- 24 milioni da prestiti, chiesti alle banche;
- 23 milioni dalla vendita di una quota del capitale della “Agonico Eagle Mines Ltd”

Le due donne sono determinate a incrementare il loro giro d’affari e a far decollare la società, ed è per questo che hanno utilizzato parte del loro capitale per “esplorare” 20 milioni di acri in Canada e altri 2 milioni in Botswana, alla ricerca di nuove miniere.
Al momento la ricerca non ha dato i risultati sperati, generando così una grande “crisi di liquidità”, ovvero il patrimonio iniziale si è ridotto a 13 milioni di dollari, e provocando un ribasso delle azioni del 3%.

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