La riforma della previdenza complementare

Le preoccupazioni sorte in merito alla capacità del Sistema Previdenziale italiano di garantire in futuro pensioni adeguate al tenore di vita dei contribuenti hanno reso indispensabile affiancare alla Previdenza obbligatoria altre forme previdenziali: sono formule che vanno ad integrarsi tra loro per tutelare il lavoratore durante gli anni post-lavorativi.

Il problema di una adeguata copertura pensionistica riguarda soprattutto i più giovani, per i quali il rapporto fra prima prestazione pensionistica e ultimo stipendio (denominato tasso di sostituzione) non sarà paragonabile a quello di chi va in pensione oggi.

L'IMPORTANZA DI SCEGLIERE SUBITO

I Fondi pensione sono strumenti di raccolta e investimento del risparmio con finalità previdenziali basati su un meccanismo, detto di capitalizzazione, che implica l’investimento di queste risorse economiche nei mercati finanziari.
Ciò significa che, quanto prima i lavoratori decidono di aderire ai fondi pensione, tanto maggiore sarà la possibilità di ottenere, grazie ai rendimenti degli stessi, una pensione più elevata

Per sopperire a questa esigenza e garantire ai lavoratori una più elevata copertura previdenziale, è entrata in vigore nel 2007 una riforma che si pone l’obiettivo, attraverso l’uso del TFR (Trattamento di Fine Rapporto), d’incrementare le adesioni dei lavoratori dipendenti alle forme di previdenza complementare. In particolare, la nuova riforma offre ai lavoratori la possibilità di scegliere se destinare parzialmente o interamente il proprio TFR ai fondi pensione o se lasciarlo in azienda.

In termini molto generali si può dire che la riforma interessa innanzitutto i lavoratori subordinati, in quanto dotati di TFR. Tuttavia, gli strumenti di previdenza complementare sono rivolti a qualunque soggetto, lavoratore e non, e obiettivo specifico della riforma è rendere maggiormente accessibile a tutti il loro uso.

CHI E QUANDO

La Riforma riguarda unicamente il TFR maturando, vale a dire quello che verrà accantonato dai lavoratori dipendenti a partire dal 1 gennaio 2007.
La Riforma non riguarda invece il TFR maturato, che rimane a disposizione di aziende e lavoratori nelle modalità già in atto.
Chi avesse ormai destinato il proprio TFR verso forme previdenziali integrative, potrà mantenere invariate le scelte già effettuate.

Se il TFR maturando, o parte di esso, viene lasciato in azienda (e questo avviene unicamente in caso di scelta esplicita da parte del dipendente), tale scelta sarà in ogni momento reversibile, ovvero il lavoratore potrà decidere in futuro di destinare tale quota a forme pensionistiche complementari. Al contrario, il lavoratore non potrà decidere di riportare il TFR in azienda, dopo averlo destinato a forme previdenziali integrative.

CAMBIARE LA PROPRIA SCELTA

Il lavoratore che sceglie di mantenere il proprio TFR in azienda, potrà in futuro modificare la propria decisione.
Chi, al contrario, scegliesse di trasferire la liquidazione maturanda a una qualche forma di previdenza complementare, non avrà più (salvo alcune eccezioni) la possibilità di riportarla in azienda. Nella situazione appena citata, il fondo pensione scelto potrà essere cambiato solo in base alle regole dettate dalla previdenza complementare.

L'IMPORTANZA DI SCEGLIERE SUBITO

I Fondi pensione sono strumenti di raccolta e investimento del risparmio con finalità previdenziali basati su un meccanismo, detto di capitalizzazione, che implica l’investimento di queste risorse economiche nei mercati finanziari.
Ciò significa che, quanto prima i lavoratori decidono di aderire ai fondi pensione, tanto maggiore sarà la possibilità di ottenere, grazie ai rendimenti degli stessi, una pensione più elevata.

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