L’I.R.A.P.: quale futuro?

E’ prepotentemente tornata all’ordine del giorno, dopo l’incontro tra Governo e parti sociali, la questione dell’eliminazione dell’IRAP. Una delle imposte più “discutibili” mai introdotte nella legislazione fiscale italiana. Il metodo di calcolo penalizza pesantemente le aziende con gestioni caratterizzate da elevati costi del lavoro ed indebitamento bancario, è dovuta anche dalle aziende che conseguono perdite di esercizio ed è indeducibile fiscalmente (IRES in primis). Tutto ciò ha reso quest’imposta davvero intollerabile, condizionando pesantemente le stesse modalità di redazione del bilancio di esercizio.

La minaccia di una prossima bocciatura da parte della Commissione Europea e gli intenti manifestati dal nuovo Esecutivo in materia di detassazione alle imprese, rendono più che mai attuali alcune considerazioni sullo stato normativo dell’Irap.

Le aziende si stanno interrogando con preoccupazione sul futuro di quest’imposta destinata a grandi mutamenti e in grado di incidere pesantemente sulle strategie fiscali delle imprese. Proprio per dar voce alle richieste del mondo imprenditoriale, il Gruppo Giovani Imprenditori di APINDUSTRIA ha promosso un incontroin cui sono stati evidenziati in modo chiaro gli effetti distorsivi provocati dall’IRAP.

L’opinione comune è che sia quanto mai ragionevole la necessità di un’eliminazione dell’IRAP, anche per l’incompatibilità con il sistema armonizzato dell’UE delineato dalla Sesta Direttiva. Le decisioni che il Governo si appresta a prendere, però, non sono ancora definitive: si passa da ipotesi di una “ridefinizione delle regole di funzionamento”, a quelle di una vera e propria abolizione con la nascita di una nuova imposta, oppure con l’introduzione di tante imposte federali (tributi regionali); in alternativa si sta valutando anche un aumento dell’imposizione diretta (Ires ed Irpef) o in alternativa di quella indiretta (Iva).

Dal dibattito sviluppatosi in aula sono emerse alcune proposte operative circa le modalità con le quali sostituire le ingenti entrate statali, attualmente riconducibili all’Irap.

Incremento dell’Ires
Anche se non si tratta certamente di una scelta ottimale, è meglio pensare ad un incremento dell’imposta sul reddito che garantisca di colpire gli utili di esercizio e non le perdite, piuttosto di insistere nel sostenere un’imposta, l’Irap, con i meccanismi impositivi attuali (valgono le considerazioni evidenziate in premessa).

Imposta sulla distribuzione dei dividendi
Come si è avuto modo di precisare in tante occasioni, e in questo momento di crisi ancor più insistentemente, è necessaria una maggiore capitalizzazione delle piccole e medie imprese (pensiamo per un attimo al fallimento della DIT e agli accordi di Basilea Due ecc. ecc.).
Si tratterebbe in questo caso di ipotizzare un’imposta che colpisca in modo pesante i dividendi distribuiti tutte le volte che gli indici di patrimonialità non raggiungano soglie minime predeterminate. Si andrebbe a penalizzare quindi l’insufficienza del patrimonio che nasce non da una scarsa redditività quanto da una politica di “distribuzione dei dividendi eccessiva”.

Lotta all’evasione fiscale
Questo aspetto ha rappresentato sempre (a parole) uno dei cavalli di battaglia di tutti i Governi che si sono succeduti nel tempo.
Si tratterebbe a questo punto di entrare effettivamente nei casi concreti, ipotizzando soluzioni attuabili, e stimando con la massima oggettività possibile il nuovo gettito che da questa azione si potrà generare.
Indubbiamente le modalità e gli strumenti utilizzati devono essere definiti dall’Amministrazione Finanziaria.

Trasformazione della contribuzione a fondo perduto in finanza a debito
Continuando nella direzione intrapresa anche dal recente “Decreto sulla competitività delle imprese”, si tratterebbe di trasformare qualsiasi forma di contribuzione a fondo perduto in una sorta di prestito agevolato, incentivando la contribuzione in conto interessi ed eliminando completamente quella in conto capitale.

L’incremento dell’imposta sulle rendite finanziarie e sui guadagni di borsa
Potrebbe essere opportuno un incremento delle aliquote sui guadagni di borsa e sulle rendite finanziarie, attualmente prevista nella misura del 12,5%, verificando lo standard europeo più elevato ed uniformandosi.

Incremento dell’imposta sul valore aggiunto sui beni di lusso
Certamente maggiori entrate nel bilancio dello Stato potrebbero essere generate dall’incremento dell’aliquota Iva sui beni di lusso (autovetture di grossa cilindrata, ecc. ecc.).

L’imposta sulla rivalutazione dei beni d’impresa
Le molteplici necessità di rendere sempre più il bilancio d’esercizio lo strumento per rappresentare in modo adeguato e corretto la realtà aziendale (non ultimo l’attribuzione del rating previsto dai nuovi accordi di Basilea Due), potrebbe spingere il Governo a prevedere nuovamente per le società la possibilità di rivalutare i beni aziendali. Questa volta, però, non utilizzando l’aliquota al 19%, che renderebbe l’operazione troppo esosa per le imprese, bensì una percentuale sensibilmente più appetibile (per esempio: la tassazione applicata sui rientri dei capitali dall’estero).
Si potrebbe immaginare non più un’imposta sostitutiva occasionale, quanto un’imposta a regime.

La tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili
Non un generico aumento delle imposte sulla casa, piuttosto una tassazione delle plusvalenze generate da una abnorme crescita del valore degli immobili nel tempo. Questa norma, rivolta alle persone fisiche e non alle imprese, non dovrebbe colpire però la prima casa, ma dovrebbe essere rivolta a chi possiede patrimoni immobiliari molto consistenti.

La discussione e la ricerca di escamotage legislativi è in corso e lo sarà ancora per qualche tempo. Il mondo imprenditoriale, e delle piccole e medie imprese in particolare, segue l’evolversi della situazione non più come spettatore ma come parte attiva nella contrattazione.
La crisi economica che sta attraversando il nostro sistema produttivo deve essere affrontata sotto tutti gli aspetti che vi hanno contribuito, quindi, l’IRAP e la sua eliminazione potrebbero essere un primo passo importante.

di Beatrice Garavelli [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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