Il riscatto della laurea

I lavoratori (dipendenti e autonomi) che abbiano conseguito il titolo di laurea (anche all’estero, se la corrispondente laurea è riconosciuta in Italia) possono riscattare il periodo corrispondente al corso legale degli studi universitari (con esclusione degli anni fuori corso) purché gli stessi periodi non siano già stati coperti da altra contribuzione in relazione ad eventuale attività lavorativa svolta. Sono riscattabili, oltre alla laurea triennale e a quella specialistica, anche il dottorato di ricerca e i diplomi di laurea.

La domanda può essere fatta solo se i soggetti hanno versato almeno un contributo settimanale. Il riscatto, poi, può riguardare anche solo uno o più anni della durata del corso e i contributi riscattati si posizionano nel periodo corrispondente alla scopertura contributiva.

Il costo del riscatto è calcolato con il sistema retributivo per i periodi anteriori al 1° gennaio 1996, con il metodo contributivo per i periodi successivi, e con il metodo misto nell’ipotesi che gli anni siano a cavallo della data di cui sopra.


Che cosa è cambiato col protocollo sul welfare

Per effetto delle disposizioni di cui al protocollo sul welfare, dal 1° gennaio 2008, gli oneri da riscatto possono essere versati in unica soluzione ovvero in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione.

Il riscatto può essere chiesto anche prima dell’inizio dell’attività lavorativa: in questo caso il contributo per ogni anno da riscattare è pari al 33% dell’imponibile annuo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (minimale imponibile per artigiani e commercianti), per un totale di circa 4.500 euro per il 2008.

Con il protocollo sul welfare, inoltre, il riscatto vale non solo per la determinazione dell’importo della pensione, ma anche per il calcolo dell’anzianità contributiva: il calcolo dell’anzianità inizierà quindi con il primo anno di università riscattato, e non con la prima occupazione.

Il contributo è fiscalmente deducibile dal richiedente o, nella misura del 19% dell'importo del riscatto, dai famigliari dai quali risulti fiscalmente a carico.


Quanto costa il riscatto? Ecco qualche esempio

Un neolaureato non ancora iscritto a un ente previdenziale che volesse riscattare gli anni della laurea si troverebbe, nel 2008, a pagare il 33% di 13.819 euro, cioè il minimale imponibile per artigiani e commercianti nel 2008, versando 4.560 euro per ogni anno di durata legale del titolo di studio.

Un lavoratore dipendente, laureato dopo il 1996, che negli ultimi 12 mesi ha percepito un reddito lordo di 15.000 euro, si troverà invece a pagare il 33% del proprio reddito per ogni anno di studio: 4950 euro, per un totale di 24.750 euro nel caso di una laurea quinquennale.

I lavoratori a progetto, come abbiamo detto, godono di un’aliquota leggermente inferiore rispetto ai lavoratori dipendenti: con un reddito di 15.000 euro, un lavoratore laureato dopo il 1996 pagherebbe un contributo di 3.600 euro per anno, per un totale di 18.000 euro per una laurea di durata quinquennale.

La differenza tra le due tipologie di contratto non si traduce di certo in un vantaggio: il calcolo della prestazione pensionistica avviene infatti in base al sistema contributivo, cioè alla quantità totale di contributi versati durante la vita lavorativa. Se i lavoratori a progetto pagano meno il riscatto della laurea, dunque, è perché su quegli anni di studi percepiranno una pensione di importo minore.

Condividi questa pagina