L’Italia: un quadro d’insieme dell’anno 2006

Un confronto con i paesi europei

La ripresa ciclica avviatasi nell’area dell’euro dall’estate del 2005 si è consolidata nei primi sei mesi del 2006.
Pur tra specificità nazionali, si sono riscontrati sviluppi comuni in concomitanza con l’elevata espansione della domanda mondiale: il recupero di margini di competitività da parte delle imprese dell’area ha favorito la ripresa delle esportazioni; e questa si è trasmessa gradualmente agli investimenti,
In Italia, dopo il ristagno del quarto trimestre del 2005, il PIL è tornato a crescere nel 2006, sostenuto sia dalla domanda interna sia da quella estera; nei primi sei mesi è aumentato di oltre il 2 per cento in ragione d’anno rispetto al semestre precedente; il differenziale di crescita con i principali paesi dell’area si è ridotto, ma resta negativo, a conferma delle difficoltà strutturali dell’economia italiana.
Nel trimestre estivo del 2006 l’indice di produzione industriale ha segnato un incremento dello 0,6 per cento in termini congiunturali; al calo di un punto percentuale registrato in settembre, si è evidenziata nel bimestre ottobre-novembre, una sostanziale stazionarietà. Il clima di fiducia degli imprenditori, dopo essere migliorato ininterrottamente nella prima parte dell’anno, da agosto ha mostrato un andamento incerto
Il settore manifatturiero ha registrato ritmi di sviluppo elevati (in aumento nelle principali economie) confermando, così, i segnali di espansione provenienti dalle indagini sul clima di fiducia tra gli imprenditori:
Nei primi sei mesi del 2006 il valore aggiunto dell’industria è salito in ragione d’anno del 2,5 per cento in Germania, del 2,1 in Francia, dell’1,3 per cento in Spagna, mentre in Italia, come avvenuto negli ultimi cinque anni, la crescita è stata inferiore a quella del resto dell’area dell’euro.
Nel primo semestre le esportazioni di beni e servizi rilevate nei conti nazionali sono cresciute dell’8 per cento circa in ragione d’anno in termini reali, e le vendite all’estero di beni sono tornate ad aumentare, dopo il calo registrato nella seconda metà del 2005.
Le componenti più dinamiche delle esportazioni italiane sono state quelle dei beni strumentali e intermedi, che hanno registrato un buon andamento su quasi tutti i maggiori mercati di sbocco: spiccano i metalli e i prodotti in metallo, i mezzi di trasporto, le macchine e gli apparecchi meccanici.
I volumi esportati dai settori tradizionali (mobili, tessile e abbigliamento, prodotti in cuoio e calzature) sono risultati ancora in calo o stazionari e sono generalmente diminuiti nei mercati dei paesi avanzati, mentre sono risultati stabili o in lieve crescita in quelli dei paesi emergenti. Nei primi sette mesi del 2006, le esportazioni verso la UE sono aumentate nel complesso del 3,1 per cento a prezzi costanti, contro un calo dell’1,0 nello stesso periodo del 2005.
In seguito al forte incremento delle quotazioni sui mercati internazionali delle materie di base, (in particolare del petrolio), nei primi sette mesi del 2006 le ragioni di scambio dell’Italia sono peggiorate del 4,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2005; per i soli manufatti il peggioramento è stato dello 0,9 per cento, concentrato nel settore dei metalli e prodotti in metallo, le cui materie prime hanno registrato rincari molto forti sui mercati internazionali.
Sulla base di un sondaggio condotto dalla Banca d’Italia su un campione di oltre 4.000 imprese dell’industria e dei servizi, nei primi nove mesi dell’anno le vendite e gli ordini sono molto aumentati; e la quota di aziende che hanno chiuso l’esercizio con un utile è cresciuta al 73 per cento, rispetto al 67 del 2005
Nei primi nove mesi del 2006 il credito bancario in Italia ha registrato una crescita dell’11,7 per cento su base annua, tre punti in più rispetto alla fine del 2005 L’accelerazione è ascrivibile soprattutto alla domanda delle imprese, che hanno fatto ricorso crescente al credito a breve termine in connessione con l’aumento dell’attività economica.
Nei primi dieci mesi del 2006 l’attività di prima quotazione in borsa è stata intensa. Nell’area dell’euro si sono quotate 122 società, quasi il doppio rispetto al periodo corrispondente del 2005.
Nei primi dieci mesi del 2006 l’indice della borsa italiana è salito del 13 per cento. Il segmento Star del mercato azionario, sul quale sono quotate le piccole e medie imprese che si impegnano a rispettare determinati requisiti di trasparenza e di governo societario, ha registrato un rialzo del 21 per cento, nettamente superiore a quello dell’indice generale. Nel corso dell’anno sono state ammesse alla quotazione 14 nuove società, contro 8 nei primi dieci mesi del 2005.
Alla fine di ottobre erano quotate sul mercato di borsa italiano 280 società, 5 in più rispetto alla fine del 2005. La capitalizzazione totale delle società quotate era di 746 miliardi di euro, pari al 50,6 per cento del PIL.

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