Una Banca del Sud per l’America Latina

Il Venezuela promotore di questa iniziativa

Dopo il Brasile, l’Argentina e l’Uruguay, anche il Venezuela e l’Ecuador hanno da poco rimborsato, in anticipo, la somma avuta in prestito dal Fondo Monetario Internazione (FMI):
- Caracas ha pagato esattamente 3,3 miliardi di dollari;
- Quito ha saldato il suo debito di 40 milioni di dollari.
Hugo Chavez, ha espresso però, la volontà di rivolgersi solo, d’ora in poi, alla “Banca del Sud”, un organismo con un capitale di 7 miliardi di dollari, che dovrebbe nascere a giugno.
L’idea, applaudita dall’Argentina, dalla Bolivia e dall’Ecuador, è quella di approfittare del “buono stato di salute” dell’economia della regione per creare un istituto che possa permettere ai paesi latino-americani di finanziare “autonomamente” la costruzione di nuove infrastrutture.
Questo pensiero non è una novità: il Sud-Est Asiatico ha già messo in piedi, all’indomani delle crisi finanziarie del 1997-1998, un sistema di cooperazione, in grado di garantire un minimo di stabilità ai paesi aderenti.
Nel caso dell’America Latina la “Banca del Sud” avrebbe anche lo scopo di raccogliere le riserve della regione, che hanno raggiunto un record storico grazie al boom delle esportazioni: in Venezuela gli accordi commerciali internazionali sono aumentati del 13%, passando dai 23,3 miliardi del 2006 ai 25,8 miliardi del 2007.
A meno di due mesi dalla nascita, però, le funzioni della banca non sono ancora troppo chiare; il Brasile la vorrebbe come sostegno per i progetti di sviluppo, ovvero come sostituta della Banca Mondiale; mente, sia il Venezuela che l’Argentina, desidererebbero un organismo simile al FMI.
Altro problema cruciale è la composizione del capitale: l’idea di utilizzare una parte delle riserve è poco apprezzata dalle banche centrali, soprattutto da quella brasiliana, la quale dovrebbe richiedere una modifica della Costituzione.
Proprio lo Stato diretto da Lula da Silva è il più prudente riguardo la creazione di questo istituto di credito, perché teme un raffreddamento dei rapporti con gli Stati Uniti, con i quali ha appena siglato un accordo strategico sull’etanolo.
Il Venezuela dal canto suo continua sulla strada dell’indipendenza economica, perché questa svolta permetterebbe alla regione di non dipendere più dalle istituzioni di Bretton Woods, ovvero quel sistema di procedure utilizzate per regolare la politica monetaria internazionale.
Per molti analisti economici, però, questo organismo potrebbe essere una mossa strategica del presidente Chavez per distogliere l’attenzione dai conti pubblici venezuelani: il debito interno è passato da 4,04 miliardi di dollari dell’ultimo governo di Caldara ai 16,8 miliardi di dollari del 2006, ovvero un aumento del 310%.

Condividi questa pagina