La privatizzazione di Alitalia

E così l'Alitalia è diventata privata.

Alitalia è la compagnia aerea di bandiera italiana, che rappresenta una delle maggiori realtà aziendali che l’Italia ha nel proprio tessuto economico. Nell’ultimo anno è stata oggetto di un lungo e articolato tira e molla sul suo destino e da azienda pubblica italiana si è trasformata in azienda privata italiana.

Quello dell’Alitalia è stato un caso che ha tenuto banco per molto tempo in Italia e che ha appassionato un’ampia fascia di italiani per vari motivi (economici, imprenditoriali, sindacali, lavorativi, sociali); credo anche per motivi di orgoglio e nazionali, ancor prima che di azienda in quanto tale.
Alitalia dopo circa sessant’anni di voli che hanno portato gli italiani in giro per il mondo si è trovata di fronte ad un bivio: in perdita da oltre 10 anni (se consideriamo solo l’anno 2007 registrava perdite di circa 1,5 mln di euro al giorno), la scelta era o il totale fallimento e la successiva vendita per spezzatino della compagnia, oppure l’arrivo di qualcuno, nel mondo finanziario noto come cavaliere bianco, disposto a farsi carico dell’azienda ed evitare così il fallimento e la liquidazione.

Fin dall’inizio si è cercato di salvare Alitalia scegliendo la strada della vendita, che per parecchi mesi è stata tortuosa e piena di insidie, cominciando con la messa in vendita e con la trattativa inizialmente avviata con Air France nel 2006, trattativa che era vista non di buon occhio da parecchi politici e sindacalisti italiani, che a conti fatti avrebbe permesso di realizzare 1,7 mld di euro a “breve termine”, ma che avrebbe portato sicuramente a delle potenziali perdite sul sistema economico e occupazionale italiano di ben più grandi proporzioni.

Fallito il tentativo di Air France si è avviata una seconda importante trattativa con una neo costituita società italiana chiamata CAI (Compagnia Aerea Italiana), una new-co costituita ad hoc da una cordata di 21 imprenditori italiani che, dopo mesi di duro lavoro e allarmismi di vario genere, dagli scioperi selvaggi alle dichiarazioni della Antitrust Europeo, hanno acquistato parte dell’Alitalia, secondo un piano studiato e messo in atto in primo luogo da Banca Intesa, denominato Piano Fenice.

In sintesi la CAI, che ha Roberto Colaninno come presidente, ha acquistato un parte della vecchia compagnia denominata good company, grazie anche alla legge Marzano, mentre la bad company è rimasta di proprietà dello Stato, per un corrispettivo di 1,52 mld. Un prezzo che ha ricevuto il consenso anche della Commissione Europea e dell’Antitrust Europeo, che hanno vigilato attentamente durante tutta l’operazione: la vendita è stata giudicata a prezzi di mercato.
Adesso, tanto si è detto e discusso su questa “vendita all’italiana”: forse è vero che il capitalismo in Italia è in mano ai soliti capitani, ma questa volta si è evitato di scongiurare il peggio per quello che è un gioiello made in Italy.

Speriamo che la compagnia riesca a raggiungere nuovamente ottimi risultati sia economici che di servizio, in modo tale da aggiungere benessere all’Italia, sperando che non sia stato solo un’occasione di speculazione.

di Andrea Lacorte [Visita la sua tesi »]

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