La continua crescita della Borsa cinese

I record dominano la Borsa di Shanghai, dove la fiducia nell’avvenire sembra inossidabile

La più completa euforia regna nei mercati di Shanghai e di Shemzen, dove il mercato della vendita delle azioni è cresciuto del 115% in sei mesi, con 15 milioni di conti titoli aperti in quattro mesi, e, dove, i volumi quotidiani di transazioni sono superiori al resto dell’Asia (Giappone compreso): la Borsa cinese ha una capitalizzazione totale di circa 2.200 miliardi di dollari.
A quanto pare nessun evento frena la febbre d’acquisto dei pensionati e delle madri di famiglia: né le correzioni brutali, come quella che la Borsa ha vissuto meno di tre mesi fa (l’indice aveva perso il 9% in una giornata); né le inchieste avviate dalle autorità contro le speculazioni e i crediti fraudolenti.
In realtà, le stesse autorità sono responsabili della situazione che si è venuta a creare.
Da un lato la Cina vuole preservare il tasso di cambio, ma non sa più come neutralizzare le decine di miliardi di dollari che entrano, ogni mese, nelle casse della Banca Centrale, frutto delle eccedenze commerciali.
Dall’altro, il governo di Pechino offre poche alternative ai gestori dei fondi e ai risparmiatori; infatti l’inesistente sistema pensionistico obbliga i cinesi a far affidamento solo sulle proprie risorse per garantirsi una vecchiaia serena.
Intanto le autorità hanno deciso di ridurre la pressione sul mercato interno, agevolando, così, gli investimenti verso l’estero; ovvero la nuova regolamentazione permetterà alle banche della Cina continentale di comprare direttamente valori stranieri.
La Borsa di Hong Kong ha approfittato immediatamente delle nuove regole, guadagnando così un 2,5%; la riforma, però, non ha impedito all’indice di Shanghai di chiudere, la scorsa settimana, nuovamente in rialzo, sostenuto da decine di migliaia di piccoli investitori entusiasti.

Related news on Tesionline international version:
China and the World Trade Organization

Condividi questa pagina