Poste

Organizzata sempre in direzioni provinciali, uffici e servizi rurali (poi collettorie) la posta aumentò costantemente le rete sul territorio: dai 3.272 uffici nel 1879, superò i 4.000 nel 1885, i 5.000 nel 1893 e nel 1900 era a 6.665, più 2.233 collettorie. Nel 1894 si istituirono le «agenzie postali», affidate alle migliori e più stimate ditte commerciali, alle società cooperative, a corpi orali, ad istituti perché le esercitassero nei loro uffici, stabilimenti o negozi. In pratica, si dette la concessione ai privati di aprire nelle grandi città uffici postali che offrivano servizi con le stesse carte-valori di quelli di Stato, ma che operavano in concorrenza con questi sul piano della qualità.
Fra i servizi postali la più appariscente innovazione degli anni Novanta fu il servizio di recapito espresso: in cambio di una ragionevole maggiorazione della tassa, per la quale venne emesso un apposito francobollo, era possibile ottenere che all’arrivo nella località di destinazione una corrispondenza venisse immediatamente recapitata a mezzo di agenti postali o di fattorini del telegrafo. Un altro nuovo servizio era il servizio di spedizione contrassegno: era possibile inviare per posta oggetti di qualunque tipo (purché raccomandati o assicurati) che venivano consegnati al destinatario solo previo pagamento di una somma assegnata dal mittente.
Risale al periodo Umbertino la decisione di assumere in proprio il servizio dei pacchi postali, seppure non in regime di monopolio (era esercitato anche dalle ferrovie, che all’epoca non erano private o dai piroscafi mercantili e altri vettori). Il servizio ebbe inizio il 1° ottobre 1881 sia per l’interno che per l’estero; inizialmente furono 1.678 gli uffici abilitati al servizio e nel primo mese furono 415.336 i pacchi spediti. Un altro servizio introdotto fu la cartolina-vaglia, istituito per rendere più semplice, rispetto ai normali vaglia, la spedizione di denaro. Iniziò il 1° ottobre 1890 quando venne emessa una prima serie di cartoline, formate da un cartoncino con due polizzini staccabili a destra e sinistra, con l’impronta del francobollo che rappresentava la tassa progressiva per la spedizione. Chi le acquistava pagava l’importo del valore della cartolina più quello dell’impronta, la compilava inserendovi l’indirizzo ed eventuali comunicazioni nel polizzino di sinistra e la gettava in buca, tenendosi il polizzino di destra. Chi le riceveva, andando in qualsiasi ufficio postale del Regno e dimostrando la proprio identità, poteva incassare il valore della cartolina, mantenendo il polizzino di sinistra.
Il fervore innovativo delle Poste continuava sempre: ogni anno vi era qualche miglioria, qualche aggiustamento dei servizi. Poteva essere la riduzione di tassa o l’aumento d’importi massimi o delle dimensioni o di un peso consentito, oppure la collocazione di nuove cassette o la possibilità di spedire corrispondenze “fermo stazione”.
L’organizzazione delle Poste, nonostante l’entrata in vigore di nuovi regolamenti rimase sostanzialmente immutata, organizzata nelle direzione generale, direzioni provinciali, uffici e collettorie. Ebbe maggior impulso la fusione fra gli uffici postali e telegrafici, che agli inizi del secolo poteva dirsi ormai compiuta. Nell’agosto del 1912 entrò invece in vigore una riforma modellata su situazioni analoghe in altre amministrazioni occidentali, destinata a rimanere immutata sino al 1952.
L’organizzazione periferica delle poste venne suddivisa in uffici principali, ricevitorie e collettorie. Uffici principali erano quelli situati nelle grandi città, con un elevato traffico e rendita, abilitati a tutti i servizi, e retti da personale di ruolo. Ricevitorie erano la grande maggioranza degli stabilimenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale e dati in titolarità o in gerenza a personale con un rapporto di collaborazione esterna. Nelle località rurali, ove non vi erano ricevitorie, continuarono ad operare le collettorie (nuovo nome assunto dai servizi rurali).
Dal punto di vista dei servizi non venne variato l’insieme dei servizi offerti e le principali tariffe rimasero immutate. Il 1° settembre 1905 venne ridotta la tariffa principale, cioè quella della lettera per l’interno del paese. Già fissata a c. 15 dalla legge del 1863, era stata provvisoriamente aumentata a 20 centesimi, per le necessità di bilancio nel 1865, e poi invariata perché l’Italia stava attraversando la sua prima grande ondata inflativa dopo l’Unità. Ora, in una situazione finanziaria più consolidata si ritenne di far ritornare la tariffa a c. 15.

di Aniello Veneri [Visita la sua tesi »]

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