Banca Commerciale Italiana

Fondata a Milano il 10 ottobre 1894 con il concorso di capitali tedeschi, austriaci e svizzeri, la Commerciale assunse fin dai primi anni del secolo un ruolo fondamentale nella espansione economica del Paese divenendo in breve tempo un’importante componente del sistema bancario italiano ed estendendo contestualmente la propria presenza all’estero.Nel periodo compreso tra il 1894 e il 1914, la Banca finanziò in modo determinante diversi settori industriali (meccanica, elettrica, trasporti, ecc.), estendendo anche all’estero la propria attività nei mercati finanziari (partecipazioni con la Banque Internazionale de Bruxelles, con la Elektrobank di Zurigo, con la Banque de Paris et des Pays-Bas, con la Banca Italo-Brasiliano, con la Banque Francaise et Italienne pour l’Amerique du Sud, con la Banca per la Svizzera Italiana). Nel 1911 aprì a Londra la prima filiale in un Paese straniero, seguita nel 1918 da quella di New York. Negli anni Venti la Comit finanzia la riconversione industriale sia delle imprese sia dell’economia nazionale precedentemente improntate alla produzione bellica.
Si sviluppa sia la rete di vendita nazionale sia la partecipazione in diverse banche (Sud America, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia, Egitto, Turchia Francia e Germania). Dopo la pausa bellica, la Comit intensificò la sua attività, non solo sul mercato domestico e internazionale, ma anche nella formazione del personale e nell’informatizzazione delle procedure.
Fino agli inizi degli anni '30, COMIT aveva operato anche come banca d'investimento acquisendo partecipazioni in imprese industriali.
Nel 1933 il controllo della Banca fu assunto dall'IRI. Nel 1936 la Banca Commerciale Italiana divenne un'azienda di credito ordinario, ovvero con prestiti e depositi aventi scadenza essenzialmente entro i 18 mesi; nel 1937 fu designata - assieme al Banco di Roma e al Credito Italiano, in quanto società per azioni con filiali in almeno trenta province - "Banca di Interesse Nazionale". Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Banca Commerciale Italiana - assieme al Banco di Roma e al Credito Italiano - fondò Mediobanca109, di cui al 31/12/99 deteneva l'8,9% del capitale.
Un lavoro di riassetto della struttura e dell’operatività continua nel dopoguerra, quando la Banca Commerciale attua un vigoroso programma di riorganizzazione inteso a trasformarla da banca mista a grande istituto di credito. Lungo gli anni Sessanta e Settanta, la gestione della banca è caratterizzata da un lavoro di rafforzamento e di sviluppo che produce frutti visibili soprattutto a lungo periodo. Negli anni Sessanta, infatti, la COMIT ha accentuato l'espansione della propria rete estera e, in Italia, ha acquisito il controllo del Banco di Chiavari e della Riviera Ligure (di cui oggi detiene il 69,6% del capitale) e della Banca di Legnano (di cui attualmente detiene il 55% del capitale). L’espansione all’estero relativamente contenuta negli anni Cinquanta e Sessanta, esplode alla fine di quest’ultimo decennio. Nel 1969 la rappresentanza a New York è trasformata in filiale, nel 1971 è la volta di Londra e Singapore, nel 1972 quella di Tokyo.
Il numero delle rappresentanze sparse per il mondo è ben superiore a quelle delle filiali. All’inizio degli anni Novanta, quasi la metà delle operazioni della Banca Commerciale si svolgono con persone e imprese non residenti in Italia. La crescita degli sportelli sul territorio nazionale è meno rapida di quanto la Banca desideri fino alla metà degli anni Ottanta; l’espansione tuttavia procede: le filiali passano da 110 a 128 tra il 1947 e il 1982, nel medesimo periodo le agenzie di città aumentano più rapidamente, da 95 a 161. Sul piano gestionale, invece, l’organizzazione della Banca Commerciale è progressivamente orientata verso un sistema misto, più confacente alle caratteristiche della Banca rispetto ai sistemi accentrati e decentrati4. La Direzione Centrale avoca a sé, oltre ovviamente alla politica gestionale e alle scelte strategiche, le funzioni di tesoreria generale, la supervisione delle filiali italiane ed estere, il sistema organizzativocontabile, l’amministrazione degli immobili, la gestione del personale, l’ispettorato, il controllo dei crediti.
Alle filiali è data autonomia crescente nella produzione e nello sviluppo del lavoro, nella concessione dei crediti, nella pattuizione delle condizioni, nell’assistenza alla clientela. La Banca Commerciale introduce per prima, nel 1935, macchine a schede perforate che favoriscono la concentrazione di tutto il lavoro amministrativo delle filiali in un unico centro contabile alle dipendenze della Direzione Centrale. Nell’immediato dopoguerra, con il rapido aumento delle operazioni, queste macchine si rivelano particolarmente utili. La Banca Commerciale è tra le prime aziende italiane a passare agli elaboratori elettronici; adotta dapprima quelli mastodontici della prima generazione, poi quelli di grande potenza e più modeste dimensioni della seconda. Agli elaboratori sono accoppiate, in periferia, macchine contabili che favoriscono direttamente un nastro di carta perforato che elimina il lavoro di perforazione delle schede.
Negli anni Sessanta, tutto il lavoro della Banca è nuovamente riorganizzato con l’impiego di calcolatori di terza generazione.
L’uso della scrittura magnetica, e della lettura ottica diviene generale. Le funzioni di programmazione e controllo, oltre a quelle amministrative, sono rivoluzionate. Il sistema si basa sul collegamento in tempo reale di tutte le filiali della Banca all’elaboratore centrale presso il Centro Amministrativo Elettronico di Parma e consente ad ognuna di operare sui conti della clientela mantenuti anche presso le altre filiali. Negli anni Ottanta la Banca copre il territorio nazionale con i propri sportelli elettronici.

di Marilena De Felice [Visita la sua tesi »]

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