Cassa Rurale di Tuenno-Val di Non

La Cassa Rurale di Tuenno – Val di Non fu fondata a Tuenno il 31 dicembre 1894, alla presenza di 32 Soci e per impulso del curato del luogo don Giobatta Panizza. La forma giuridica prescelta fu quella di Consorzio registrato a garanzia illimitata con denominazione “Cassa rurale di prestiti e di risparmio”. La costituzione della Cassa Rurale, insieme al resto della cooperazione trentina, rappresentò una risposta alla situazione economica disagiata del periodo, caratterizzata da povertà, emigrazione e crisi sociale; lo scopo, così come riportato nel primo Statuto, si sintetizza nel miglioramento della condizione sia morale che materiale dei propri soci, fornendo loro il denaro necessario per l’esercizio dei loro affari e della loro economia agricola e favorendone il risparmio.
Questo scopo ha portato la Cassa Rurale a fissare la quota sociale pari a tre fiorini, corrispondente alla paga per una giornata di un bracciante e pertanto l’ammontare era alla portata di tutti e ciò consentiva ai contadini più poveri di aderire alla Cooperativa, costituita appunto con lo scopo di migliorare le loro condizioni economiche. L’attività inizialmente si svolgeva per poche ore la domenica, presso la Canonica, in seguito la sede fu spostata in un altro edificio, a fianco della Famiglia Cooperativa a sua volta fondata nel 1894. Anche questo è significativo in quanto evidenzia la volontà di cooperare con gli altri organismi che hanno fini solidaristici e mutualistici come la Cassa Rurale, consapevoli che l’unione è il mezzo che consente di crescere, il motore dello sviluppo dell’economia locale, slogan che assumerà nel tempo il ruolo di “core business” dell’Istituto di Credito.
La Storia della Cassa Rurale di Tuenno – Val di Non si caratterizza fin dall’inizio per l’implementazione di una strategia di crescita che rappresenterà il filo conduttore di tutte le scelte più importanti dell’azienda; infatti l’Istituto registra fin dai primi anni un ingente incremento della compagine sociale, in quanto nel 1905 i soci ammontano a 127, tra i quali il Parroco di Terres e la Cassa Rurale di Nanno; questo è significativo in quanto delinea la cultura da sempre molto aperta dell’azienda e la volontà di svilupparsi ed essere presente anche nelle comunità limitrofe a Tuenno, luogo della propria Sede; progetto di crescita realizzato nel 1972 con l’apertura dello sportello di Cles, scelta strategica che oggi si può interpretare come piattaforma di lancio verso un futuro di continuo sviluppo. La piazza di Cles rappresenta una scelta strategica in quanto capoluogo della Valle di Non, sia per dal punto di vista demografico - geografico, sia dal punto di vista economico in quanto il Paese diverrà il centro in cui si sviluppa l’attività artigianale prima ed industriale poi della Valle.
Il trend di crescita della Cassa Rurale raggiunge il culmine negli anni Novanta attraverso l’apertura di un nuovo sportello sulla piazza di Cles nel 1993, il secondo nel Paese, con lo slogan “sempre più vicini alla gente” ed attraverso il processo di acquisizione per incorporazione di alcune Casse Rurali limitrofe: la Cassa Rurale di Flavon nell’ottobre dello stesso anno, la Cassa Rurale di Campodenno nel 1995 e la Cassa Rurale delle Maddalene nel 1999. Le motivazioni della fusione, come si legge nella relazione introduttiva all’Assemblea Straordinaria del Consiglio di Amministrazione per la Fusione con la Cassa Rurale di Flavon, si riassumono nell’esigenza di aggregazione al fine di potenziare l’operatività dell’Istituto per offrire ai propri clienti servizi sempre più innovativi ed a costi contenuti nel rispetto dei principi cooperativi e statutari.
Queste scelte, intraprese in anticipo rispetto alle altre Banche Cooperative operanti nella Valle di Non ed in generale alle altre Casse Rurali Trentine, evidenzia un atteggiamento proattivo della Cassa verso l’ambiente in cui opera; infatti, il contesto nel quale gli Istituti di credito si trovano ad interagire, a partire dagli anni novanta è profondamente cambiato, soprattutto in seguito alla nuova normativa che pone la disintermediazione a capo dell’ipercompetizione tra le Banche in un processo di globalizzazione dei mercati, come già descritto nel primo paragrafo di questo capitolo. La visione anticipatrice degli scenari ambientali futuri guida le scelte della Cassa Rurale, la quale assume un atteggiamento da leader nei confronti delle altre Casse che operano sulle piazze limitrofe a quelle presidiate, con la volontà di essere i primi ad intraprendere delle scelte innovative, ad orientare l’attività verso il mercato, verso i bisogni dei clienti, piuttosto che verso il prodotto, attraverso la qualità, l’efficienza, il miglioramento continuo, fattori necessari per garantire un servizio in grado di soddisfare la domanda. I processi di fusione consentono di incrementare le dimensioni della Cassa, rimanendo comunque strettamente ancorata nel territorio al fine di una maggior razionalizzazione dei costi. Tuttavia queste scelte anticipatrici della strategia che successivamente verrà seguita da altre Casse Rurali si pone in ritardo rispetto ai processi di Fusione che hanno interessato le Banche di più elevate dimensioni operanti in Trentino ed in Italia. Caritro, la Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, per esempio, ha iniziato il processo di fusione già nel 1934, con l’unione della Cassa di Risparmio di Rovereto con la Cassa di Risparmio di Trento, sino a confluire nel gruppo bancario Unicredito Italiano; la Banca di Trento e Bolzano è stata interessata da un processo di fusione per incorporazione nel 1995 nel Gruppo Ambroveneto e nel 1998 nel Gruppo Banca Intesa, supportato da ragioni prevalentemente di ordine economico piuttosto che strategico; infine la Banca Bovio Calderari S.p.A. si è costituita nel 1995 attraverso la fusione fra la Banca Calderari di Trento e la Banca Bovio di Feltre con l’assistenza della Banca Sella.

di Mariangela Tanel [Visita la sua tesi »]

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