Prada

La storia del “GRUPPO PRADA” inizia nel 1913, quando il gran coturier Mario Prada apre la sua prima Atelier in Galleria Vittorio Emanuele II, a due passi dal Duomo di Milano.
Ma verso gli anni ’80 l’impero passa a Miuccia Prada Bianchi – nipote di Mario –, che da lui ha eredita non solo la FIRMA di famiglia, ma anche l’acume aziendale ed economico. Ed oggi Miuccia è di sicuro “..all abut business”, grazie al suo temperamento eclettico che riflette gli anni da ribelle del 1960, di attrice sperimentale del Piccolo Teatro di Milano e di membro della Federazione delle Donne Comuniste Italiane.
È nel 1978 che Miuccia entra in scena – con la collaborazione del marito e partner Patrizio Bertelli – trasformando la Maison milanese in un importante gruppo internazionale specializzato nei beni di “LUSSO”, che nel giro di pochi anni raggiunge i livelli di Louis Vuitton, Chanel e Gucci. Le intuizioni creative di Miuccia, unite alle abilità comunicative e strategiche di Bertelli, costringono il mondo della Moda ad inginocchiarsi ai loro piedi.
Nel 1980 Prada lancia il suo primo “MUST HAVE” – a sfondo edonistico e èlitario – per una Moda cosciente: una linea di Borsette-a-Mano e Mini-Zaini in “pocono” – un nailon brevettato dalla lucentezza setata – caratterizzate da un “triangolo” – divenuto immediatamente status symbol – in metallo e alla rovescia: il “logo Prada”. Nel 1983 parte la prima linea di CALZATURE e nel 1989 la prima collezione di ABBIGLIAMENTO-DONNA.
Ma il team Prada-Bertelli ha atteso di gridare al successo fino al momento in cui il consolidamento della sua fama negli Stati Uniti e Gran Bretagna, non ha spiazzando definitivamente la Stampa italiana che ne aveva snobbato il piano di espansione. E dopo aver raggiunto una tregua con la Stampa italiana, il team è diventato una presenza fuori dalle Mode (OUT OF FASHION), perseguendo i suoi interessi nella dimensione dell’ARTE CONTEMPORANEA. È del 1993 la prima esposizione e del 1995 l’istituzione della “FONDAZIONE PRADA” – un foro della cultura milanese.
Nel frattempo, a giugno nel 1998, PRADA pone in essere un’operazione che gli avrebbe consentito di diventare il maggiore azionista di Gucci, ma è costretto a mollare la presa all’offerta del gruppo principe – raggruppa LVMH, Louis Vuitton e Moet Hennessy – del LUSSO. Certo è che con la cessione del proprio stock di azioni ad LVMH – Bernard Arnault – PRADA si è trovato con la maggiore quantità liquida disponibile che avesse mai visto. Diretta conseguenza è l’investimento (1999) nell’acquisto della maggioranza azionaria di Helmut Lang e di una partecipazione in De Rigo Opticals. Altre acquisizioni (1999) PRADA hanno riguardato la casa di moda tedesca Jil Sander e il calzaturificio inglese Church.
Nel 1997 – forse alla ricerca di fama? – l’ormai “GRUPPO PRADA” si lancia nel mondo della NAVIGAZIONE VELICA INTERNAZIONALE. Bertelli – esperto timoniere dello Yacht Club Punta Ala – lancia una sfida: conquistare la “America’s Cup 2000”. Una decisione speciale quando “LUNA ROSSA” – dopo le qualificazioni della Louis Vuitton Cup – è divenuta lo sfidante ufficiale della barca neozelandese – Black Magic. Un varo incredibile per la sua prima LINEA SPORTIVA: dalle scarpe da vela, via via fino agli occhiali e ai giubbotti impermeabili, tutto caratterizzato dalla stessa grafica – la famosa LINEA ROSSA SU FONDO ARGENTATO – che ha contraddistinto la barca impegnata ad Aukland. Al 2001 PRADA si presenta come un gruppo altamente diversificato e dalle dimensioni globali, di alta notorietà e forte identità creativo-ispirativa, che si ripropone con la stessa atmosfera e qualità di servizio ai quattro angoli del mondo, grazie una rete di “NEGOZI MONOMARCHIO” – “PRADA” in proprietà e franchising –, specialmente in Giappone e Stati Uniti.

di Gianluca Di Maulo [Visita la sua tesi »]

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