Areilos

L’Areilos S.p.A. di Regnani G. è un’industria media che produce apparecchi per cottura free-standing. E’ situata sulla strada principale di Soliera, un paese di circa 11.000 abitanti in provincia di Modena. Areilos è, infatti, il bifronte di Soliera. Essa fu fondata, nel 1954, da Gianfranco Regnani, un giovane disoccupato che aveva appena finito il servizio militare. All’inizio produceva accessori per stufe a legna: stendipanni per essiccare la biancheria, pinze, molle, etc. Quindi, passò alle stufe a gas e a cherosene, ai mobili in lamiera smaltata e in laminato. Solo nel ’63 vennero prodotti i primi fornelli e le cucine. Nel ’66, esportò le prime cucine in Libano.
Nel ’68, delle diverse produzioni precedenti vennero mantenute le stufe a gas, le cucine e i fornelli. L’azienda cercò di decidere a quale prodotto dedicarsi, in modo da massimizzare le risorse. Si orientò così sulle cucine, anche se le stufe a gas furono prodotte fino al ’73. Questo prodotto, pur andando molto bene in quel periodo, fu, in seguito, abbandonato, perché, anche se consentiva alti margini di guadagno, era molto influenzato dall’andamento climatico e, quindi, non permetteva una buona pianificazione della produzione18. Da quella piccola azienda che era, in cui, oltre al proprietario, lavoravano i suoi due fratelli e una decina di operai, l’Areilos è diventata (come vedremo nei prossimi capitoli) una delle maggiori imprese della provincia di Modena, con circa 330 dipendenti e con un organigramma abbastanza complesso:
Gli uffici vendite estero e Italia forniscono gli ordini ricevuti alla direzione, la quale, in base alle previsioni di vendita quadrimestrali, redige un programma di produzione mensile. Questo viene passato alla programmazione che, con i dati forniti dall’ufficio distinte base, prepara gli ordini settimanali per la produzione e l’elenco delle materie prime e dei componenti necessari per l’ufficio acquisti. Quest’ultimo si avvale anche delle informazioni sulle caratteristiche dei componenti e i disegni tecnici forniti, rispettivamente, dal laboratorio e dalla progettazione, che comunicano anche eventuali variazioni all’ufficio distinte base. La produzione, quindi, riceve gli ordini settimanali della programmazione, le distinte base, i canoni estetici e funzionali da rispettare dal controllo qualità e il metodo di organizzazione del lavoro dall’ufficio tempi e metodi. A sua volta, deve fornire le bolle di produzione giornaliere alla programmazione e al controllo di gestione, affinché possano verificare se vi sono scostamenti dai programmi.
Nel ’54, Regnani comprò il terreno, su cui sarebbe nata la sua azienda, dai proprietari della Smalti Soliera (che sorgeva accanto a via Verdi) e vi fece costruire due capannoni. Il primo, per il montaggio, occupava il posto di quello odierno e arrivava, all’incirca, a metà delle attuali catene; il secondo, per la meccanica, era costruito dietro il montaggio rispetto a via I Maggio32. Nel ’68, furono aggiunti altri due capannoni, dove attualmente si trova lo smontato, per l’RGS (una società che costruiva scaldabagni, di cui Regnani era uno dei soci). Nel ’68 l’Areilos si estendeva dunque su 7-8.000 m2.
Già nel ‘72-’73 si ampliò il capannone del montaggio per poter allungare le catene33. Nel ’78 fu costruito ex novo il reparto smontato.
A seguito di un forte aumento del lavoro, nel 1980, si rese necessario spostare il reparto meccanica. Fu costruito un nuovo capannone dietro allo smontato34. Le difficoltà maggiori si riscontrarono nello spostamento delle presse. Infatti, la ditta incaricata trovò che, nel punto in cui andavano installate le presse più grandi, vi era un considerevole deposito di sabbia35. Fu dunque necessario, per ancorarle adeguatamente, piantare nel terreno palanche profonde 20 metri.
Nell’81 fu acquistata la Smalti Soliera, che intanto si era a sua volta ampliata e nell’85 venne costruito il capannone che la univa agli altri reparti.
Nell’86 l’RGS si fuse con l’Areilos, mentre la produzione degli scaldacqua andò esaurendosi. Nel 1990, l’azienda subì due incendi. Nel primo, colposo, i danni furono limitati; mentre nel secondo, doloso, andò distrutto quasi il 30% del capannone del magazzino e le strutture edilizie che coprivano la fine delle linee.

di Irene Bitassi [Visita la sua tesi »]

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