Bnl

La Banca Nazionale del Lavoro, quotata oggi alla borsa di Milano (S&P Mib), si colloca tra i maggiori gruppi bancari italiani e tra le prime 100 banche del mondo. Novantuno anni di attività e di impegno hanno fatto, e continuano a fare, di BNL una delle realtà più significative sia nel processo di crescita sia nello sviluppo della vita economica, sociale e culturale del nostro Paese.
Nel riassumere le trasformazioni e i cambiamenti propri della Banca Nazionale del Lavoro dalla sua nascita fino ai giorni nostri, ho ritenuto opportuno collocare nello spazio e nella situazione storica, oltre che nel mero susseguirsi cronologico, le tappe principali dell’evoluzione della Banca.
Nel 1913 l’Italia era una nazione che fondava la sua economia sull’agricoltura: il suo aspetto rurale veniva esaltato, inoltre, dal fascismo e dalla sua dottrina. Ciononostante, cominciavano ad affiorare nuove ideologie (come quella cooperativa e sindacale) che creavano forti identità all’interno della vita economica e sociale del Paese. In questo contesto, il 15 agosto nasce, su progetto di Luigi Luzzatti, l’Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione. Suo scopo primario era quello di favorire, grazie a risorse finanziarie prevalentemente pubbliche, lo sviluppo del mondo della cooperazione. L’Atto Costitutivo venne firmato da Vittorio Emanuele III e da Giovanni Giolitti.
Alla vigilia degli anni Trenta (1929), in un periodo di “statalizzazione della realtà sociale”, l’Istituto si trasforma in un organo di diritto pubblico con ambiti operativi sempre più ampi (si aggiungono competenze nel settore degli enti pubblici previdenziali e in quello delle corporazioni). In questo stesso anno, inoltre, diviene Banca di credito ordinario e prende l’attuale nome di Banca Nazionale del Lavoro, con l’obiettivo di essere la Banca dello Stato.
Con la riforma del 1936, la Banca aumenta la propria operatività: nascono le sezioni autonome per gestire l’attività creditizia con forme di credito speciale e a medio e lungo termine (dalla gestione fiduciaria dei servizi di cassa di organismi sindacali e mutualistici all’assistenza creditizia a favore della piccola industria e dell’artigianato, e così via).
Negli anni Quaranta, quando era diffusa l’idea che per uscire dalla crisi del secondo dopoguerra fosse necessario espandersi all’estero e instaurare accordi internazionali, sfruttando il piano Marshall e il fenomeno dell’emigrazione, BNL cominciò ad operare in territori stranieri aprendo nuove filiali. Conquistò, così, una posizione di leadership nell’attività con l’estero.
Negli anni Cinquanta, in un periodo di transizione a cavallo tra la ricostruzione post-bellica e l’inizio del boom economico, la BNL si fa interprete della voglia di rinascita e di rinnovamento degli Italiani. Assume un ruolo sempre più importante nell’economia nazionale, estendendo la propria attività alle aziende e ai settori più strategici e con le maggiori prospettive di sviluppo (infrastrutture, opere pubbliche, cinema).
Nella fase di maggior progresso e crescita italiana, la Banca raggiunge il vertice del sistema creditizio nazionale e il nono posto nel mondo, affiancando lo sviluppo e il consolidamento della grande impresa pubblica (dalla siderurgia agli idrocarburi). Gli anni Settanta e Ottanta furono caratterizzati dall’industrializzazione di massa. L’esplosione delle unità industriali in Italia, le trasformazioni intervenute nel settore pubblico e l’indebitamento pubblico del Paese spinsero la BNL ad avviare un processo di riorganizzazione interna e di riposizionamento verso il mercato retail, per presidiare il business in maniera più equilibrata. Termina l’epoca dello Stato banchiere ed imprenditore.
Nel 1992, a seguito dell’introduzione della “Legge Amato” di riforma del settore creditizio, la BNL diventa una società per azioni il cui capitale è detenuto per massima parte dal Ministero del Tesoro.
Nel 1998, l’intero capitale è collocato sul mercato sia attraverso un’offerta pubblica di vendita sia mediante trattative dirette. L’operazione di privatizzazione fa registrare un vero e proprio boom di richieste, tanto da divenire la principale sottoscrizione bancaria della storia del nostro Paese.
In questi anni la Banca consolida il suo rapporto con le imprese e gli enti, diventando la banca di riferimento dei grandi clienti corporate, delle piccole e medie aziende e di molte amministrazioni pubbliche. Il rapporto creditizio tradizionale si trasforma in una partnership completa; viene ristrutturata l’offerta di prodotti e servizi ad alto valore aggiunto (consulenza, finanza straordinaria, gestione dei rischi finanziari, ecc.) per soddisfare le esigenze sempre più articolate dei clienti e per rimanere così competitivi. La BNL, inoltre, a differenza degli altri grandi istituti di credito (che ritenevano più appropriato realizzare processi di fusione, acquisizione, incorporazione, ecc.), si caratterizza in quanto fa propria la politica dello stand alone. Nel 2001, oltre a rafforzare le attività già in essere (credito industriale, mobiliare e cinematografico), la Banca crea nuovi ambiti operativi (BNL Vita, BNL SGR, BNL Edizioni ed Eventi, e-Family), trasformandosi, così, in un gruppo multispecialistico di servizi bancari e finanziari, incentrato sulla focalizzazione e sullo sviluppo di competenze specialistiche.
Questo cambiamento si rende ormai necessario; la società odierna è, infatti, sempre più attenta alla qualità del servizio. Occorrono, pertanto, procedure efficienti, professionalità e trasparenza. A tal fine la Banca adotta uno schema organizzativo di tipo divisionale e autonomo che punta, affidando ad ogni unità la responsabilità della propria gestione commerciale, del credito e delle risorse, a razionalizzare e ottimizzare il controllo e la coordinazione delle attività nelle diverse aree di business (intermediazione mobiliare, investment banking, attività retail, corporate e private).
Oggigiorno, di fronte ad un mutato contesto di mercato e alle pressioni della concorrenza, il Gruppo BNL approva un nuovo Piano Industriale triennale (2002- 2005) che definisce le nuove scelte strategiche di orientamento e posizionamento del stesso. La strategia stand alone, infatti, non può reggere a lungo. Si profilano, pertanto, due ipotesi:
1. un’acquisizione da parte di altri soggetti, anche se ci sono solo banche estere (Bbva) di dimensioni medio-grandi che potrebbero permettersi l’acquisto per cash;
2. un’integrazione con players di dimensioni analoghe (Montepaschi).
Entrambe le soluzioni, tuttavia, richiedono tempo. Gli esperti sono certi, quindi, che la situazione resterà inalterata perlomeno fino all’assemblea e al rinnovo del cda della primavera 2005.

di Claudio Mustaro [Visita la sua tesi »]

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