Meltin Pot

Nel 1967, Cosimo Romano diede vita insieme alla moglie, ad un piccolo laboratorio artigianale per la confezione di abiti da lavoro. Dopo poco tempo ebbe un’intuizione: importare dagli Stati Uniti il tessuto denim per confezionare pantaloni divenendo così una delle prime e poche realtà in Italia a lavorare e trattare questo tessuto. All’inizio si realizzavano piccole produzioni per i grossisti milanesi, ma già a metà degli anni ’70, dopo meno di dieci anni di lavorazione a façon, venne costituita la prima struttura societaria della Romano Confezioni, in cui Cosimo Romano sviluppò e affinò le proprie conoscenze in fatto di produzione industriale coinvolgendo anche le sue quattro sorelle e tre fratelli.
Contestualmente vi fu la possibilità di realizzare un ciclo di lavorazione completo che consentì il passaggio da laboratorio artigianale ad industria. Da una piccola impresa artigianale a carattere familiare nacque ben presto, attraverso continui investimenti e miglioramenti delle tecniche gestionali e produttive, un’azienda che poteva offrire ai suoi clienti un servizio completo. Si verificò anche uno spostamento degli interessi commerciali che iniziarono a riguardare anche i paesi stranieri, attraverso una clientela composta principalmente da grandi magazzini e catene della distribuzione. Questo determinò un aumento dei mercati di sbocco e maggiori volumi di produzione. L’azienda ormai era proiettata verso il mercato internazionale: Germania, Scandinavia, Russia, Francia, Olanda e Belgio.
Nonostante tale cambiamento, la Romano continuava a realizzare un’attività di produzione su commessa di elevata qualità. Sul finire degli anni ottanta, l’impresa modificò la sua forma giuridica per diventare una S.p.A. con un capitale sociale che oggi è pari a euro 2.737.238. Nel 1994, la Romano S.p.A. diede avvio ad un progetto di marchio, Meltin’Pot, nel quale fu apportata tutta l’esperienza e il know how accumulato nel corso dello sviluppo dell’azienda. In breve tempo Meltin’Pot è diventata protagonista del mercato europeo del jeanswear. Nel 2000, la Romano S.p.A. acquisisce il controllo della società Jeans Fritz Gmbh, una catena composta da più di 200 punti vendita al dettaglio di articoli di abbigliamento casual sparsi su tutto il territorio tedesco. Nel 2005, la Romano S.p.A. acquisisce la licenza esclusiva di distribuzione del marchio Nfy (Notify), creato in collaborazione con lo stilista francese Maurice Ohayon.
Perseguendo incessantemente l’innovazione dei prodotti e dei processi, la Romano Confezioni è diventata nel corso degli anni una realtà industriale completamente integrata e verticalizzata, ovvero l’attuale Romano S.p.A., della quale Cosimo Romano ne è tuttora Presidente e Amministratore Unico. Oggi la Romano S.p.A. si configura come un gruppo impegnato lungo tutta la filiera produttiva dell’abbigliamento con un reparto produttivo in grado di realizzare circa 13.000 capi al giorno, con un fatturati consolidato, nell’anno 2004, di oltre 220 milioni di euro e con un numero di dipendenti di 1.052, di cui circa 375 impegnati verso la Romano stessa.
La divisione industriale ha chiuso l’anno 2004 con un volume di affari pari a 50 milioni di euro.
L’area produttiva industriale si estende su una superficie di 35.000 mq, con un reparto produttivo in grado di realizzare circa 13.000 capi al giorno. Al suo interno si svolgono a ciclo completo tutte le fasi della produzione, dal taglio al cucito, dal lavaggio allo stiro.
Negli ultimi due anni è stata potenziata l’area lavanderie, con l’acquisizione di nuovi impianti e con lo sviluppo al suo interno di un nucleo di ricerca finissaggi e trattamenti.
Circa il 70% della produzione è svolta all’estero (Egitto, Grecia, Turchia, Tunisia, Portogallo e Albania) grazie a delle partnership con aziende del posto. Talvolta del 70% della produzione estera, il 60% viene ultimato in azienda (capita di solo per le fasi lavorative a più basso costo come il finissaggio o per quelle che richiedono maggiore controllo come la tintura) e il 40% arriva come prodotto finito.
Di solito il 10% della produzione è svolta internamente, mentre il 20% in laboratori della zona.
L’azienda ovviamente decide dove destinare la produzione tenendo conto non solo del fattore costo, ma anche di tante altre variabili come, tempi di consegna, qualità della lavorazione.
L’impresa continua a lavorare sia conto terzi per marchi come Levi’s, Trussardi, Lee, sia per le collezioni private. Il ciclo produttivo è improntato sulla massima ingegnerizzazione del
processo. L’azienda si è dotata nel tempo dei sistemi tecnologicamente più avanzati disponibili sul mercato, sviluppando nel contempo nuove soluzioni produttive e organizzative che le consentono di offrire elevati standard qualitativi con tempi di risposta estremamente brevi.
Tutta la catena produttiva vanta un alto tasso di automazione, a partire dal momento in cui i modelli vengono generati e piazzati da un sistema avanzato CAD/CAM, fino ad arrivare all’impianto di lavanderia in cui tutte le fasi vengono gestite e controllate dai computer.
Nell’area produttiva convivono uno spirito industriale dettato dalla presenza di macchinari frutto delle più recenti tecnologie, e uno spirito artigianale, con una presenza massiccia di lavorazioni manuali realizzate sul capo da operatori altamente specializzati.
Oltre a controllare la supply chain, l’ azienda è in grado di completare il servizio attraverso al gestione delle merci, sia di materie prime che prodotti finiti. Il magazzino del prodotto finito è in grado di affrontare qualsiasi situazione logistica, anche molto complessa, gestendo sia bulk orders che spedizioni frazionate in destinazioni multiple.
Proprio per ovviare al problema delle giacenze di magazzino, pari circa al 10% dell’intera produzione, dei prodotti difettati, circa il 2% della produzione totale, di quelli invenduti (frutto di errate previsioni di vendita) e dei prodotti di campionario è stato allestito uno spaccio aziendale adiacente all’area produttiva con possibilità di contenere i costi di tali rimanenze che aumentano di anno in anno a sia a seguito di un incremento dei ricavi e ad un incremento degli ordini di vendita dei prodotti con marchio Meltin’Pot.
Il servizio al cliente parte dallo sviluppo delle collezioni attraverso uno staff progettazione e un reparto prototipia, in grado di industrializzare qualsiasi richiesta del cliente, fornendo un servizio completo in termini di ricerca e di tessuti, modellistica e proposta trattamenti.
In questa azienda si è rinunciato ad una concezione di stile come funzione sovrana, non si trova lo stilista “guru”. L’ufficio stile è un collettivo di persone giovani che dialogano di continuo. L’ufficio stile si confronta in modo dialettico con il mercato ed evita, saggiamente, di assumere un ruolo d’imposizione delle proprie scelte sui clienti. E’ la ricerca continua di tessuti, di modelli, di tecnologie che è alla base dell’ufficio stile, tenendo presente l’esigenze del mercato e senza trascurare il design di un qualunque capo. Infatti l’ufficio stile durante la stesura del tabloid in preparazione alla campagna vendite collabora proprio con gli agenti delle varie agenzie di vendita perché, operando questi ultimi a contatto con il mercato, sono in grado di carpire maggiormente i gusti e le tendenze del mercato.

di Albarosa Marigliano [Visita la sua tesi »]

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