Guinness

La storia della Guinness rappresenta una combinazione tra mito e realtà. Una sorta di passato mitologico nel quale l’azienda irlandese affonda le radici della sua identità.
Tutto ebbe inizio per merito dell’intraprendenza del padrefondatore Sir Arthur Guinness, il quale, dopo aver affittato una fabbrica in disuso per 9.000 anni ad un prezzo di 45 sterline l’anno, nel 1759 incominciò a produrre birra in un’Irlanda molto rurale, dove si consumava essenzialmente whiskey, gin e poteen, un distillato illegale di patate. L’azienda Guinness, intorno al 1770, iniziò la produzione di un prodotto relativamente nuovo, a base d’orzo tostato, dal colore molto scuro. Un’evoluzione di una bevanda molto famosa all’epoca, soprattutto in Inghilterra fin dal 1720, con il nome “Porter”, derivato dall’appellativo dei portantini del mercato di Convent Garden e Billingsgate di Londra, dove la bevanda era prodotta. La birra, chiamata “Guinness Extra Stout”, ebbe subito un enorme successo tanto che nel 1796, incominciò ad essere esportata nel mercato inglese e, nel 1799, la fabbrica decise di interrompere la produzione delle tradizionali “bionde”.
Alla morte del fondatore, nel 1803, l’azienda fu acquisita dal figlio Arthur Guinness II che, continuando l’opera del padre, riuscì ad introdurre, nel 1820, un prodotto di qualità superiore con il nome di “Guinness Extra Superior Porter”. Una mossa che risultò coraggiosa e decisiva per il successo della marca irlandese. Infatti, in un periodo di recessione in seguito alle guerre napoleoniche, la maggior parte delle industrie, anziché investire nella qualità dei prodotti, si preoccuparono nel tagliare le spese. La Guinness, in quegli anni, fu conosciuta come sinonimo di qualità e forza, aumentando la produzione del 10% l’anno e diventando, nel 1840, il più grande birrificio d’Irlanda. Ampliamento che proseguì nei successivi quarant’anni, fino a diventare la più grande fabbrica di birra al mondo.
All’espansione del birrificio, si aggiunse una crescita di notorietà della famiglia Guinness, che in quegli anni divenne uno dei pilastri della vita politica e sociale di Dublino. Infatti, nel 1851, Benjamin Lee Guinness divenne sindaco della città e, in seguito, membro del parlamento irlandese. In quegli anni si creò un forte legame tra l’azienda e la città, dovuto alle continue donazioni da parte della famiglia Guinness come, per esempio la restaurazione della cattedrale di St.Patrick; la creazione, nel 1880, del parco cittadino St. Stephen Green e le donazioni per gli ospedali di Dublino e per il Trinity College. La fabbrica, negli anni, riuscì a diventare il fulcro economico e sociale della città. La più importante famiglia irlandese aveva compreso che non bastava solo avere il massimo dell’efficienza in termini economici, ma che bisognava anche dare importanza alle condizioni di lavoro. Guinness, infatti, investì molto per creare benefici economici e sanitari per i dipendenti e le loro famiglie. Un investimento importante in prospettiva alla ribellione che, nell’arco di tutta la prima metà del ventesimo secolo, portò all’indipendenza dall’Inghilterra e alla costituzione della Repubblica d’Irlanda.
La famiglia Guinness rimase a capo dell’azienda fino al 1986, quando l’ultimo membro, Lord Iveagh III, decise di lasciare la dirigenza e la proprietà dopo più di due secoli. Fu una perdita importante per l’impresa che, nel corso degli anni, aveva potuto contare sulla spiccata intraprendenza imprenditoriale e sulla perseveranza di tutta la dinastia. L’azienda Guinness era diventata, ormai, una grande multinazionale che era riuscita ad ampliare il suo mercato fondendosi con la “United Distillers”, società che riuniva le marche di alcolici come Johnnie Walker e Gordon’s Gin, e che aveva ampliato la sua gamma di prodotti acquisendo, negli anni, grandi brands nel mercato delle birre, come Kilkenny, Harp, Red Stripe e Cruzcampo.
Alla fine del 1999, la fabbrica di “Stout “ più grande al mondo venne assorbita dalla Diageo, leader mondiale nel mercato degli alcolici. La Guinness e la United Distillers and Vinters furono integrate globalmente con altre marche come Carlsberg, Smirnoff e Bailey’s.
Un cambiamento rivoluzionario nella storia della società che, nonostante abbia avuto effetti positivi in termini di sicurezza economica in un mercato sempre più complesso, ha rischiato di intaccare l’indipendenza del logo irlandese e la conseguente perdita di personalità della marca. Oggi Guinness, anche per merito della nuova dirigenza, rimane una delle più stimate marche di birra al mondo capace, attraverso la creazione di un “visitor’s center”, di diventare la prima attrazione turistica d’Irlanda. Una marca prestigiosa che, sebbene stia subendo un calo di vendite dovuto al cambio generazionale, continua ad imporsi in termini di notorietà e d’immagine di marca.

di Daniele Magri [Visita la sua tesi »]

Condividi questa pagina