Banca Popolare di Bergamo

La Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino è un gruppo creditizio di dimensioni multiregionali, strutturato secondo il modello di Banca Universale. Oltre all’attività bancaria tradizionale opera infatti nei comparti assicurativo, esattoriale, del risparmio gestito, del leasing e del merchant banking. Fondato nel 1869, fino agli anni ’60 ha mantenuto una dimensione regionale, consolidando ilproprio radicamento nella Regione Lombardia; dal 1992, anno in cui è avvenuta la fusione con il Credito Varesino e la quotazione al MTA della Borsa Italiana, è notevolmente cresciuto in termini dimensionali. Dalla seconda metà degli anni ’90 il Gruppo ha avviato un intenso processo di crescita esterna mediante l’acquisizione di numerosi istituti presenti nel Centro e Sud d’Italia – Banca Popolare di Ancona, Banca Popolare di Todi, Banca Popolare Campana, Banca Popolare di Napoli, Cassa di Risparmio di Fano e Banca Brignone S.p.A.- ed all’estero (Banque de Depots et de Gestion SA). Il processo di crescita si è completato recentemente con l’OPA sulla Banca Popolare di Ancona e con l’acquisto del controllo di Centrobanca S.p.A. specializzata nella concessione di crediti a medio e lungo termine.
Oggi la Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino si avvale di una rete distributiva di 625 sportelli localizzati per il 60% nel Nord Italia (318 filiali solo nella regione Lombardia), per il 32% nel Centro (Umbria, Marche, Abruzzi, Molise, Lazio) di cui 128 nella regione Marche ed il restante 8% al Sud (Campania). La banca dispone inoltre di una rete di 118 promotori finanziari, facenti capo alla controllata BPB Sim e di una rete multicanale integrata per i servizi di phone banking, remote banking e trading on line. Per quanto riguarda l’azionariato, la proprietà risulta piuttosto diffusa: i soci/azionisti sono 92.911 ed il 24% del capitale è detenuto da investitori istituzionali italiani ed internazionali. La normativa vigente prevede che in una banca popolare nessuno possa detenere azioni in misura eccedente lo 0,5% del capitale sociale. Tale divieto non si applica tuttavia agli OICR (Organismi di Investimento Collettivo in valori mobiliari) per i quali valgono i limiti previsti dal nuovo regolamento. In base alle comunicazioni che sono state fatte alla Consob risulta che nessun soggetto detiene attualmente nella società una quota di capitale superiore al 2%.
L’elevato flottante, tipico di una public company, non garantisce la contendibilità del titolo. Dall’attuale disciplina giuridica delle banche popolari (costituita dal codice civile e da numerose norme speciali) discendono alcuni vincoli finalizzati a difenderne l’identità da tentativi di scalate ostili:
- limitazione all’acquisto di partecipazioni azionarie (come già detto, per gli investitori è prevista una quota massima pari allo 0,5% del capitale sociale, fatta esclusione per gli investitori istituzionali);
- principio del voto capitario (principio di una testa, un voto), in base al quale ciascun azionista ha diritto ad un solo voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie della società indipendentemente dalla quota di capitale sociale posseduta.

di Silvia Rita Ninotti [Visita la sua tesi »]

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