Nike

Il suo fondatore, Phil Knight, modesto mezzofondista, ha incontrato nel 1957 a Eugene, presso l’università dell’ Oregon, Bill Bowerman, che vi lavorava come allenatore atletico e che sin dal 1955 aveva incominciato a realizzare scarpe a mano per migliorare le prestazioni dei suoi atleti. Dopo aver frequentato la Harvard Business School, Knight ha incominciato a lavorare a Portland di giorno come contabile e di notte come venditore di scarpe sportive. Nel 1962 è andato infatti in Giappone dove ha incontrato i dirigenti della Onitsuka Tiger, importante azienda che produceva scarpe sportive ed è poi divenuta la Asics Tiger. A loro ha dichiarato di avere una società (la Blue Ribbon Sport), che in realtà non aveva ancora, con la quale poteva importare negli Stati Uniti le scarpe che essi avrebbero dovuto produrre sulla base dei modelli creati insieme all’amico Bowerman. I giapponesi hanno accettato e, tornato negli Stati Uniti, Knight ha effettivamente fondato con Bowerman la Blue Ribbon Sport, che nel 1969 è arrivata a un fatturato di un milione di dollari. Dei contrasti con l’azienda giapponese hanno convinto però nel 1972 Knight e Bowerman a creare a Beaverton, nell’ Oregon, un’ azienda autonoma.
A questo punto avevano bisogno di un nome e di un marchio grafico. Scelsero il nome Nike, che indica la divinità greca della vittoria, perché il giovane designer dell’azienda Jeff Johnson raccontò di aver sognato la celebre dea alata, ma anche perché è facilmente pronunciabile in diverse lingue. Nel 1972, una studentessa di grafica dell’Università dell’Oregon, Carolyn Davinson, disegnò per 35 dollari un simbolo grafico a forma di baffo che non piaceva molto né a Knight, né a Bowerman, ma questi decisero comunque di adottarlo. I dipendenti della Nike lo chiamarono swoosh, suono onomatopeico che dà l’impressione della velocità e del vento e soprattutto, visti i prodotti dell’azienda, del fruscio che si produce superando qualcuno di corsa. Qualche anno dopo , negli anni novanta, esso diventerà il marchio commerciale più riconoscibile nell’ambito dello sport mondiale, ma anche in quella “economia culturale dei segni” che domina il nostro scenari sociale. Lo swoosh renderà possibile identificare i prodotti Nike anche da parte di persone abitanti in terre lontane la cui lingua può avere difficoltà con la parola Nike. Diventerà talmente importante che “non solo decine di impiegati della Nike si sono fatti tatuare il logo swoosh sulle caviglie, ma i tatuatori in tutto il Nord America affermano che lo swoosh è diventato il disegno più richiesto”.

di Paola Giangaspero [Visita la sua tesi »]

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