Perchè trattare di storia dell'industria petrolifera

Credo di poter dire, senza paura di poter essere smentito, che gli avvenimenti internazionali hanno ormai reso evidente a tutti l’importanza del mercato petrolifero.
Quanto avviene in tale mercato ha conseguenze molto rilevanti per l’andamento dell’economia mondiale; conseguenze differenziate da paese a paese, ma che hanno un impatto piuttosto significativo sullo stile di vita di miliardi di persone.
Del resto basta pensare un attimo e ci si può benissimo accorgere di quanto il petrolio ed i suoi derivati siano quasi ovunque intorno a noi: sulla strada asfaltata come nei detersivi domestici, nei nostri film, nei nostri dischi, nei vestiti, nelle auto e l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo. Ciò che mi preme sottolineare è che il petrolio entra nella nostra vita più di quanto non pensiamo, dato che ci pulisce, ci veste, ammobilia, isola, conserva.
Ma come tutte le cose a questo mondo anche il petrolio ha la sua storia, sebbene esso sia tra le più moderne materie prime.
Una storia affascinante e certamente significativa, visto che tanto per dirne una nell’America del XIX secolo è usato solo per illuminare, mentre nel XX secolo è già una fonte d’energia.
Possiamo dividere la sua storia in tre fasi diverse, ma egualmente importanti.
Nel corso del tempo, infatti, si può vedere come all’inizio sia una cosa per poche persone: Drake, il primo tra gli scavatori di pozzi; Rockefeller, magnate tra i raffinatori; Nobel, Detering, Gubelkian, sono quelli che, partendo dall’Europa, cercheranno di opporsi allo strapotere di Rockefeller animando il settore petrolifero.
In una seconda fase sono le grandi compagnie a prendere possesso della scena: la Standard Oil, la Royal Dutch, la Shell, l’Anglo Persian e così via.
Infine, in una terza fase, che coinvolge probabilmente anche il nostro tempo, il petrolio diviene affare di Stati: dapprima degli Stati consumatori, che dettano leggi e prezzi; poi degli Stati produttori, che impongono la decolonizzazione dei giacimenti e acquistano potere.
Oggi forse si può parlare di quarta fase visto che esso è ormai uno degli emblemi della globalizzazione.
In altre parole il greggio è un mezzo di produzione indispensabile, sia come materia prima, sia, soprattutto, come fonte d’energia.
Assodato questo resta da capire le motivazioni e gli avvenimenti che lo hanno portato ad essere così importante: ecco perché bisogna occuparsi di storia dell’industria petrolifera.
Per tale aspetto l’importanza assunta dal greggio dipende almeno in parte dal fatto che, per un lungo periodo di tempo, il suo prezzo è stato basso (rispetto alle alternative disponibili), e decrescente in termini reali.
Siccome un mutamento degli indirizzi di ricerca tecnologica e il successivo adeguamento delle attrezzature produttive richiedono vari anni, è facile dire che, nonostante i fortissimi aumenti di prezzo, che ci sono stati, ci sono e ci saranno, il petrolio continuerà ancora per lungo tempo a soddisfare una quota rilevante del fabbisogno energetico di tutti i paesi del mondo.
Ad esemplificazione di quanto appena affermato si può prendere la Cina odierna, che sta sostenendo il suo fortissimo sviluppo economico principalmente attraverso il petrolio, con una domanda crescente a ritmi impressionanti di questa materia prima.
Certo nel lungo periodo il petrolio potrebbe scarseggiare ed avere, quindi, un rendimento via via decrescente rispetto ad altre fonti d’energia, ma è difficile sbilanciarsi su quando ciò possa avvenire. Troppe volte nel corso della storia, soprattutto dopo gli shock petroliferi degli anni Settanta, si è parlato di riserve petrolifere ormai esaurite, sbagliando sempre fino ad ora.
In secondo luogo, il mercato petrolifero è importante proprio per l’ampia differenza che esiste, specie nel breve e medio periodo, fra i costi d’estrazione del greggio ed il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare per i prodotti raffinati.
Ciò significa che nel settore petrolifero (e nei settori collegati, in conseguenza di quanto accade in esso) possono essere create e distrutte ricchezze enormi.
In questo settore assai più che altrove il potere politico può trasformarsi in ricchezza; allo stesso tempo la forza economica, di Stati come soggetti economici privati, può essere difesa ed accresciuta tramite l’uso di strumenti prettamente politici.
Tali strumenti giocano un ruolo centrale nel determinare il prezzo del greggio, accanto a fattori più propriamente economici, anche per le caratteristiche proprie di questo mercato: l’indispensabilità del petrolio, appena ricordata, e la natura internazionale dei commerci petroliferi.
Questo è il terzo, e forse il principale, motivo d’importanza del settore petrolifero.
Gli scambi di greggio e prodotti petroliferi, infatti, costituiscono una quota significativa del commercio internazionale; importanti giacimenti petroliferi sono situati in aree a basso grado di sviluppo economico e a bassa domanda come il Medio Oriente, mentre tale risorsa è scarsa in alcuni paesi industrializzati, come la Germania, il Giappone, la Francia, l’Italia, e soprattutto nell’India e nella Cina che rappresentano quote significative della domanda mondiale.
È comprensibile che in tale situazione il funzionamento del mercato è condizionato dalle scelte politiche, oltre che di politica economica, dei paesi importatori di petrolio come di quelli esportatori. Non deve quindi sorprendere che spesso, nel settore petrolifero, oggi come allora politica ed economia vadano di pari passo.
È sottointeso che, siccome i flussi di greggio continuano a muoversi da alcuni paesi verso altri (salvo mutamenti clamorosi, come nella storia sono stati il caso di Inghilterra e Norvegia dopo la scoperta dei giacimenti del Mare del Nord), i cambiamenti di prezzo del greggio influiscono in modo pesante sulla bilancia commerciale dei vari paesi, e per questa via sull’andamento complessivo di ciascun sistema economico.
In parole povere anche i paesi del terzo mondo sono costretti volenti o nolenti a subirne l’influsso sulle loro economie.
A questo punto sorge spontaneo chiedersi come sia possibile interpretare tutto ciò che accade intorno a questa materia prima.
Per esempio nell’ultimo anno, in Italia, i prezzi alla pompa dei carburanti sono notevolmente aumentati.
Sullo sfondo c’è la forte ascesa delle quotazioni del greggio. Ma in molti casi, i prezzi internazionali dei derivati del petrolio hanno sperimentato aumenti di intensità addirittura superiore a quelli della materia prima.
La crescita della domanda di benzine, gasoli e jet fuel si è infatti scontrata con le rigidità nella capacità di raffinazione: il tasso di utilizzo degli impianti è arrivato ai massimi storici e il livello delle scorte si è sensibilmente ridotto. La prima conseguenza è stata l’apertura dei differenziali di prezzo tra le varietà più pregiate di greggio, come il Brent del mare del Nord, e le quotazioni internazionali di carburanti e combustibili.
Il 1° gennaio del 2005, in Europa, sono poi entrati in vigore standard più restrittivi sul contenuto massimo di zolfo nei carburanti, circostanza che ha contribuito ad alimentare ulteriormente la corsa dei prezzi.
Secondo le rilevazioni raccolte dal ministero dell’Economia e delle finanze, nell’ultimo anno la quotazione del gasolio di riferimento per il mercato italiano (media dei contratti Spot - Cif), espressa in euro, è rincarata del 48 per cento, quella della benzina senza piombo del 67 per cento.
Tutto questo era per far capire che attraverso la storia dell’industria petrolifera possiamo comprendere meglio quello che accade oggi.
Il fascino del petrolio resta comunque nell’essere una materia prima dai due volti: capace di creare enormi ricchezze come di creare grandi miserie, o se si preferisce capace di sostenere lo sviluppo economico e migliorare la nostra qualità della vita, così come di creare disastri economici ed ecologici, oppure ancora capace di favorire lo sviluppo d’invenzioni meravigliose (macchine, aerei ecc.) così come di generare rovinose guerre.
Insomma dietro al petrolio ci sta tutto ed il contrario di tutto: vita vs morte; piacere vs dolore; energia vs surriscaldamento, esso è un paradosso fatto e finito proprio come lo è l’umanità.
Non va, infatti, dimenticato che quando si critica il petrolio in realtà si sta criticando il modo in cui l’uomo lo utilizza, poiché come in tante altre cose il limite lo scegliamo noi.

di Nicola Rivella [Visita la sua tesi »]

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