Centrale del latte di Brescia

La Centrale Comunale del Latte di Brescia viene costituita nel 1929, a seguito del Regio Decreto n° 99447, con l’obiettivo di rendere disponibile alla Comunità un prodotto come il latte, appunto, ritenuto fondamentale per l’alimentazione umana, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie allora dettate.
La Centrale nasce quindi per offrire un servizio alla Comunità bresciana e per tutelarla. Due aspetti che, nel corso degli anni, e nonostante le trasformazioni subite, continueranno a rappresentare uno stimolo e una sfida.
A garanzia dell’integrità e della salubrità del prodotto, a partire dal 1931 è avviata la distribuzione diretta, presso le rivendite della città, di latte pastorizzato, fino ad allora venduto crudo direttamente presso le stalle di produzione, in bottiglie di vetro sigillate con alluminio. La distribuzione, che viene effettuata con automezzi propri due volte al giorno, non viene sospesa nemmeno durante il periodo bellico: il servizio viene garantito avvalendosi prima di mezzi elettrici e poi a metano. La Centrale può così fregiarsi della continuità della produzione che, dal 1930 ad oggi, effettuata sei giorni su sette, non è mai venuta meno.
Nei primi anni ‘60 la Centrale, che fino ad allora ha lavorato 5 milioni di litri di latte l'anno, raddoppia la produzione per soddisfare la domanda crescente; questo incentiva l’Impresa a modificare i primitivi impianti e ad introdurre nel 1962 un nuovo reparto di confezionamento: la tradizionale bottiglia di vetro è sostituita da contenitori a perdere in cartone accoppiato della Tetra Pak. La propensione ad investire in nuove tecnologie ed in ricerca, per offrire prodotti innovativi e qualitativamente superiori, rappresentano un tratto distintivo che caratterizza la Centrale nel corso della sua storia: per prima in Italia, sempre negli anni ’60, adotta un impianto UHT per la produzione del latte a lunga conservazione (uperizzato) ed installa un omogeneizzatore in grado di conferire al prodotto una maggior durata e una migliore qualità.
Nel 1971 viene nuovamente modificato l’imballaggio primario del latte passando al Tetra-Brik, il comune contenitore a forma di parallelepipedo, più facile da imballare e da immagazzinare e di migliore impatto visivo; ma nel 1984 al Tetra-Brik viene affiancata una nuova confezione, il Tetra Rex, l’imballaggio a forma di parallelepipedo allungato che dà la possibilità di essere richiuso dopo l’uso ripiegando l’apertura su se stessa. Questa confezione diventa per molti anni l’immagine della Centrale. Proprio gli anni ottanta sono contrassegnati da una progressiva apertura al mercato: sui veicoli per la distribuzione vengono raffigurati la leonessa, simbolo di Brescia, e i suoi cuccioli, con l’intento di lanciare l’immagine Aziendale e sottolineare la stretta connessione con il territorio comunale e provinciale.
A partire dal 1993 il piano di potenziamento, oltre al marchio, si focalizza sull’ampliamento della gamma dei prodotti offerti: la fase di espansione e forte sviluppo commerciale viene avviata con la produzione, unica sul territorio nazionale, di un semilavorato a base di yogurt per gelati chiamato "Yò gelè", di cui la Centrale possiede il brevetto e l’esclusiva, che viene commercializzato per la prima volta non più a livello locale ma in tutta Italia. Inoltre la costante attenzione per l’eccellenza del prodotto offerto fa sì che la produzione di latte fresco pastorizzato intero venga completamente sostituita dalla produzione di latte fresco pastorizzato diAlta Qualità.
La Centrale Comunale del latte di Brescia ha goduto fino al 1993, quando fu abolito il regime amministrato dei prezzi, di tutte le agevolazioni e le condizioni di vantaggio assicurate dalla normativa italiana alle Centrali create e gestite dai Comuni. Nello specifico, la Centrale era retta come “Impresa gestita in economia” dal Comune di Brescia. Questo significa che, oltre a non avere una propria contabilità indipendente rispetto alla contabilità generale del Comune, non disponeva di un organismo autonomo di amministrazione: l’unico organo interno era rappresentato dal direttore il quale non aveva dei reali poteri decisionali. La Centrale faceva infatti riferimento per la sua amministrazione agli organi del Comune, prima fra questi la giunta. Esisteva altresì una “commissione consultiva per la Centrale del Latte” che aveva la funzione di verificare le scelte prese internamente dal direttore e valutare quale potesse essere l’evoluzione strategica da imprimere all’Impresa. In realtà la commissione aveva una ruolo assolutamente marginale, venendo convocata due volte l’anno e non avendo poteri operativi effettivi. Tale situazione cambia radicalmente a partire dalla metà degli anni novanta.
A seguito della vicenda di tangentopoli, la politica aveva cominciato a fare dei passi indietro rispetto alle aziende partecipate e di conseguenza, nell’ambito degli organismi di rappresentanza di società controllate dagli enti pubblici, si andavano a ricercare professionisti esterni non collegati alla politica.
Proprio a seguito di questo nuovo clima, la giunta del Comune di Brescia, guidata dall’allora sindaco Avv. Mino Martinazzoli e dal vice-sindaco Prof. Giovanni Comboni, nell’ambito di un’agevolazione concessa dalla legge che prevedeva che le attività più economiche venissero scorporate dai Comuni e gestite al di fuori di essi, decise di svincolare la Centrale da questa sua dipendenza pubblica e di conseguenza politica, realizzando un trasferimento giuridico, che si compì nel 1996, attraverso la costituzione di una Società per azioni, a cui però non venne attribuita la proprietà della Centrale e i relativi immobili, ma soltanto la gestione della stessa. Mossa che veniva vista dal Comune come minor separazione dall’Impresa.
Nell’operazione vennero coinvolti anche la Provincia e la Camera di Commercio di Brescia, che sottoscrissero rispettivamente il 3% e il 2% della Società. Socio di maggioranza, con il 95% delle azioni restò quindi il Comune, i cui rapporti con la costituenda società, la Centrale del Latte di Brescia S.p.a, vennero regolati da un’apposita convenzione che definiva appunto il contratto d’affitto a favore della Società per la gestione dell’Impresa.
Questo passaggio, pur non modificando il ruolo di rilievo del Comune nei confronti dell’Impresa, è risultato una premessa fondamentale per eliminare le rigidità e i vincoli connessi alla gestione pubblica e per dare alla Centrale la possibilità di operare in modo competitivo, a condizioni di mercato, in un ambiente dinamico.

di Lucia Tambalotti [Visita la sua tesi »] [Leggi i suoi articoli »]

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