La teoria del tasso d’interesse

Boehm-Bawerk e Wicksell

La teoria del tasso d’interesse sul capitale come fenomeno reale si deve a Boehm-Bawerk, e fui poi ripresa da Knut Wicksell.

L’economista svedese avendone colta l’importanza ha scritto:

Cioè, l’economista svedese distingue tra il tasso d’interesse naturale, ovvero il tasso d’interesse che sarebbe determinato dall’offerta e dalla domanda se i beni capitali reali venissero prestati in natura, e il tasso d’interesse monetario, ovvero il tasso d’interesse domandato e pagato per i prestiti in moneta. Pertanto è necessario introdurre una teoria del capitale e del suo prezzo rappresentato dal tasso d’interesse naturale sul capitale per poter comprendere a fondo il problema del tasso d’interesse. Questi altro non è che un prezzo determinato dalla domanda e offerta di capitali, pertanto ogni qual volta tale prezzo viene modificato artificialmente sul mercato del credito si altera il reale prezzo del capitale . Pertanto se si considera “l’interesse come un compenso per la cessione temporanea della moneta in senso lato” si arriva alla fallace conclusione che per le banche “è possibile ridurre il tasso d’interesse sulle loro operazioni creditizie fino al limite posto dai loro costi di gestione, […] che fosse possibile concedere il credito gratuitamente o, più esattamente, quasi gratuitamente”.

Pertanto non considerare il tasso d’interesse alla stregua di un prezzo fa sì che se le banche o gli altri enti finanziari presteranno il denaro, ad esempio, ad un più basso tasso d’interesse rispetto al tasso d’interesse sul capitale, allora “risulteranno relativamente più vantaggiosi qui rami di produzione che richiedono, in funzione delle loro condizioni tecniche, un periodo più lungo di produzione, mentre risulteranno meno vantaggiosi quei rami di produzione di più breve durata, i primi si espandono, i secondi si contraggono”.

Il punto è : se alterando artificialmente il prezzo del capitale, ad esempio abbassandolo, se ne incentiva la domanda, come è possibile aumentare l’offerta di capitale in modo da compensare tale aumento relativo di domanda?

Facciamo un passo indietro. Abbiamo visto che il tasso d’interesse sul capitale coinciderebbe “a quel saggio d’interesse che sarebbe determinato dall’offerta e dalla domanda nell’ipotesi che i capitali reali fossero prestati in natura, senza mediazione della moneta”, ma in presenza di moneta, in un mercato privo da interferenze, il tasso d’interesse sul capitale sarebbe dato dall’ offerta di risparmi (offerta di capitali) e dalla domanda di investimenti (domanda di capitali). L’incontro tra una domanda ed un’offerta non può che determinare un prezzo, il prezzo del capitale.

Ora tentiamo di rispondere alla domanda posta sopra. È possibile compensare l’aumento di domanda di capitali a fronte di un prezzo artificialmente più basso, che ha quindi creato uno squilibrio con l’offerta, in un solo modo : levando i capitali a qualcun altro. In che modo? Introducendo nuova moneta e mezzi fiduciari nel sistema economico. Andiamo a vedere in che modo la relazione monetaria influenzi i prezzi ed il tasso d’interesse.

di Alessandro De Filippo [Visita la sua tesi »]

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