Il teorema del decentramento

Il Contributo di Oates e le 4 assunzioni di base

La teoria economica individua il principale vantaggio del decentramento istituzionale nella possibilità di soddisfare le preferenze di un maggior numero di persone rispetto ad un governo centralizzato (Brosio,1996). La validità di tale affermazione dipende da una serie di ipotesi abbastanza rigide introdotte da W. E. Oates nell’opera Fiscal Federalism del 1972. Si tratta di ipotesi funzionali all’elaborazione di un teorema che fornisce una giustificazione normativa all’esistenza di diversi livelli di governo.

Il teorema di Oates, noto come teorema del decentramento, stabilisce che in presenza di preferenze differenziate territorialmente è sempre preferibile una soluzione che consenta diverse articolazioni dell’offerta dei beni pubblici locali rispetto a una soluzione uniforme (Bosi, 2003).

Secondo Oates una soluzione uniforme, come quella centralizzata, non permette di soddisfare tutti gli individui che sarebbe possibile soddisfare adottando una soluzione decentralizzata. Questo significa che una tale soluzione comporterebbe perdite di benessere per gli individui lasciati insoddisfatti rispetto a una situazione di offerta differenziata territorialmente, realizzabile solo in presenza di decentramento istituzionale.

In altre parole Oates dimostra che la soluzione centralizzata nell’offerta dei beni pubblici locali non è Pareto efficiente dato che è possibile migliorare il benessere di alcuni individui senza diminuire quello degli altri se si adotta la soluzione decentralizzata e per tanto stabilisce la superiorità paretiana della soluzione decentralizzata rispetto a quella centralizzata .

Le ipotesi su cui è costruito il teorema, oltre alle ipotesi di preferenze differenziate territorialmente e di offerta di un bene pubblico locale, sono essenzialmente quattro.

1) La prima è che nella soluzione centralizzata i beni siano forniti in misura uguale su tutto il territorio nazionale. In realtà nulla impedisce al governo centrale di articolare l’offerta di un bene pubblico in modo differenziato nelle diverse giurisdizioni. Ma una tale scelta comporterebbe costi maggiori a causa delle difficoltà che il governo centrale dovrebbe affrontare. Si tratta di difficoltà sia di carattere organizzativo, come la difficoltà dell’amministrazione centrale di raccogliere le informazioni necessarie e di organizzare la produzione in modo differenziato, che di carattere politico, come la difficoltà di giustificare in modo trasparente la diversa misura di partecipazione al costo del servizio nelle diverse giurisdizioni o la diversità di offerta a parità di prezzo. E’ per tanto poco probabile lo Stato adotti una soluzione differenziata territorialmente nell’offerta di un determinato bene pubblico.

Oates ipotizza, anche, che2) il costo marginale di offerta dei beni pubblici sia costante, in altre parole ipotizza che nella produzione non siano presenti economie di scala; tuttavia non è un’ipotesi molto realistica. Al contrario in presenza di economie di scala nella produzione e di più livelli di governo intermedi la soluzione decentrata al livello inferiore potrebbe non essere necessariamente quella ottimale.

Inoltre, 3) il teorema assume implicitamente che l’area in cui si estendono gli effetti dell’attività svolta da una giurisdizione coincida con l’area amministrativa della stessa, cioè che trovi applicazione il principio di corrispondenza. In realtà le due aree potrebbero non essere equivalenti e ciò potrebbe generare effetti di traboccamento dei benefici (c.d. spillover effects), che sono causa di inefficienze, a cui si deve porre rimedio con appropriate regolamentazioni o con trasferimenti amministrati dal centro.

4) L’ ultima ipotesi del teorema è che le preferenze degli individui di una stessa comunità locale siano distribuite in modo identico, o più precisamente in modo tale che la disomogeneità media delle preferenze sia minore all’interno delle comunità che a livello nazionale.
Tuttavia se rimuoviamo questa ipotesi, è ancora possibile dimostrare la superiorità della soluzione decentralizzata rispetto a quella centralizzata in base al criterio democratico, determinato tenendo conto della percentuale di individui soddisfatti dalla soluzione. Ma in base al criterio economico utilitaristico della massimizzazione del benessere bisogna distinguere tra due casi: il primo in cui in una giurisdizione risiedono individui con preferenze molto differenziate e in tal caso la soluzione decentralizzata sarà inferiore a quella centralizzata e il secondo in cui tale ipotesi si verifica e trova applicazione il teorema. Più precisamente la soluzione decentralizzata sarà inferiore a quella centralizzata in termini di benessere quando la disomogeneità media delle preferenze è maggiore all’interno delle giurisdizioni che a livello nazionale.

di Maria Grazia Petrone [Visita la sua tesi »]

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